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 mercoledì 9 agosto 2017

AMARCORD

L’Agosto messinese, felice periodo della Storia della nostra Città

di Alfonso Saya


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L’anno 1963 segna una data infausta per la nostra Città, poiché cessava di esistere, con tanta tristezza e malinconia, l’Agosto messinese di Lucio Speranza. Era un evento tanto atteso dai messinesi, poiché si concentravano in un mese tutte le manifestazioni più significative che raggiungevano il culmine con la spettacolare Processione della Vara, simbolo di fede, un evento magico, che esprime – al dire dell’arcivescovo emerito di Messina, mons. Giovanni Marra – l’unità del popolo messinese senza distinzione, che prende parte attiva tirando le corde del Carro trionfale o correndovi dietro, osannando e gridando, con tutto lo slancio del cuore, “Viva Maria!”. La Vara rappresenta – al dire, ancora, dell’emerito presule – l’espressione più bella della religiosità popolare che si ripete da tanti secoli: in essa s’identifica la nostra Città, per cui dire “Vara” è dire “Messina”, come dire “Sant’Agata” è dire “Catania”, parimenti “Santa Rosalia” è la Città di “Palermo”.

Sono tre Feste popolari e tradizionali – così chiosa il suddetto emerito arcivescovo – che caratterizzano e identificano le tre Città più importanti della nostra Sicilia. L’Agosto messinese ha segnato, davvero, un’epoca. Chi non ricorda il “Teatro dei dodicimila”, nel quale chi sta scrivendo ha fatto da comparsa; questo teatro veniva allestito in Piazza Municipio. E chi di noi non ricorda la Rassegna cinematografica, la bella Fiera internazionale, i lanci di paracadutisti, i raduni folkloristici, i cantanti e presentatori della Rai TV. Il suo ricordo è rimasto custodito nel cuore dei messinesi e lo si riporta alla mente con tanta nostalgia… Si festeggiava, particolarmente, nelle nostre case, con la “pasta ‘ncaciata”, “u muluni du Faru” e “‘nzuddi”. L’Agosto messinese era un felice periodo della Storia della nostra Città, rompeva l’appiattimento, la monotonia della normalità e si manifestava la “messinesità” più viva e vitale che mai, era un evento, ripeto, tanto atteso. La Città riscopriva la propria identità, guardava, con tanto amore e tanto orgoglio, al suo patrimonio etno-storico e religioso.


 


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