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 domenica 19 giugno 2016

MESSINA

La Casa “Collereale”, una benefica istituzione

di Alfonso Saya


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Nel 1828, apriva i battenti nella nostra Città, la Casa di Ospitalità “Collereale” e nel 1978, ricorrendo i 150, il Consiglio di Amministrazione, per la penna del suo presidente, l’indimenticabile mons. Giuseppe Foti, ha voluto ricordare l’anniversario e rendere omaggio al suo Fondatore, Giovanni Capece Minutoli di Collereale, da cui prende il nome la Casa, che Giuseppe La Farina così ha definito: “Bello nella persona, piacevole ed arguto nel conversare, pronto a soccorrere gli infelici e a riprendere i malvagi, odiatore delle ingiustizie, di probità senza macchia, assoluto nei modi, e animoso sino all’audacia’’ e gli altri insigni benefattori, in prima linea, nei tempi più vicini a noi, il grande arviscovo mons. Angelo Paino che ebbe parte decisiva, addossandosi tutti gli oneri, per la sua ricostruzione dopo il terremoto del 1908, e far conoscere ai Messinesi una preziosa Componente della loro Storia. Mons. Foti fa un parallellismo fra due Istituzioni che sorgono nello stesso anno, il 1827, il “Cottolengo” chiamato così dal suo Fondatore, Giuseppe Benedetto Cottolengo che aveva dato un altro nome alla sua Istituzione, l’aveva chiamata, “Piccola Casa della Divina Provvidenza”, così è stato per la Istituzione di Messina che ha preso il nome dello stesso Fondatore, “Collereale”.

Mons. Foti fa, pure il parallellismo tra i due Fondatori che hanno avuto la medesima ispirazione cristiana. Tutte le grandi opere, del resto, come gli Ospedali, sono scaturiti dal Cristianesimo. Il Cottolengo, un prete torinese, prese la decisione di consacrare la sua vita all’accoglimento e all’assistenza degli ammalati e degli invalidi, inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento dell’Altare e il suo nome sarebbe stato il nome della più grande Istituzione umanitaria in cui tutte le miserie umane avrebbero trovato ospitalità ed aiuto. Così è stato per la grande Istituzione umanitaria messinese, che ricalca i motivi e gli intendimenti di quella torinese, il “Collereale” che nacque nello stesso anno di quella di Torino, nel 1827, quando moriva il Fondatore. Era un nobile ricco e potente, alto ufficiale, comandante la piazzaforte della Città sotto il regime borbonico. Aveva sofferto nelle sue carni, il tormento di una crudele malattia che lo ha aperto, da perfetto cristiano, a sentimenti umanitari, alla comprensione e alla misericordia verso gli umili, i poveri e i sofferenti.

Il giorno in cui è morto, il 20 marzo 1827, è stato aperto il suo testamento olografo, steso due anni prima, i suddetti suoi sentimenti religiosi e filantropici trovarono concreta espressione. Lasciò, difatti, eredi universali, “Li poveri di Messina e suoi Casali, che sono paralitici, zoppi, e che hanno altro male o vizi nell’organizzazione del corpo per cui non possono lavorare o procacciarsi il pane”. Nel destinare ai poveri la sua ricca eredità, ben 100.000 onze, (equivalenti a parecchi miliardi) diede precise disposizioni ai suoi esecutori. Come annota Giuseppe La Farina, storico messinese, non tenero verso i Borboni, che nella sua “Storia d’Italia, cita il Principe di Collereale con sentimenti di profonda ammirazione e stima, la sua morte fu pianta in Messina, come pubblica calamità, la città fu immersa in un profondo lutto.

Francescano, innamorato dei Cappuccini, per suo espresso desiderio testamentario, fu seppellito nella Chiesa dei Cappuccini che si trovava con annesso il Convento, all’“Ignatianum”, vestito col saio francescano e sulla sua tomba fu posta una bella epigrafe in latino, che è una preziosa reliquia. Nella “Casa di Collereale” si conserva e si ammira, ancora il suo busto con la lapide in latino in cui si esalta come esempio di meravigliosa carità. Questo busto marmoreo fu posto nel 1830, affinché, come recita la scritta, l’imperituro ricordo di un uomo restasse sempre dinanzi agli occhi di tutti specialmente, dei poveri che abitano la Casa: “s’invitano a invocare per l’ottimo e piissimo Fondatore, l’eterno riposo”.


 


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