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 lunedì 23 maggio 2016

MENTE E CORPO

Invecchiare in salute… anche recuperando

di Antonino Arcoraci


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Nel novembre 2015, FEDERSPeV Sez. di Messina e AMMI, presenti il gerontologo Vittorio Nicita Mauro, la psicologa psicoterapeuta Marina Quattropani, il neuropsichiatra Luigi Lucchesi, il fisiatra Filippo Cavallaro, la presidente dell’Ass. scientifica “Eclipsin” Stefania La Foresta e l’esponente della Consulta delle Organizzazioni sociali Santo Santonocito, con il contributo di due presenze importanti: Anna Bottari 93 anni e Ada Arena 89, hanno organizzato una tavola rotonda sul tema mirando a sottolineare e diffondere il concetto di Carlo Alberto Tregua, giornalista siciliano, “Occorre invecchiare, non diventare vecchi”. Questo, nella osservanza, nella quotidianità, di quanto sostenuto da Ippocrate: “Le parti del nostro corpo dotate di una funzione, se esercitate con moderazione e impegnate in attività per loro abituali, si mantengono sane e invecchiano più lentamente; se vengono invece lasciate inattive, presentano difetti di sviluppo, si ammalano facilmente e invecchiano rapidamente”. Ha introdotto il prof. Antonino Arcoraci, il tema è stato sviluppato dal prof. Emilio Pozzi mentre la conduzione è stata tenuta dal dott. Giuseppe Ruggeri medico giornalista. Alla fine del dibattito, sono state sintetizzate le conclusioni schematicamente esposte nell’opuscolo informativo che intende portare ai meno giovani, ma anche ai giovani, tutte le indicazioni necessarie per essere messe in pratica.

Quando si è in salute, non si è attenti ai segni sfumati del non star bene, ci si accorge solo quando si è avanti negli anni, quando è frequente la perdita della memoria recente, quando diventa sofferenza la limitazione funzionale delle grandi e piccole articolazioni, quando il processo involutivo è in fase avanzata. I segni percepiti - spesso - sono sottovalutati in quanto non incidenti in maniera significativa sulle comuni azioni quotidiane…E il tempo passa.…si arriva così al punto del non ritorno, al punto in cui il rimedio diventa difficile, dato il danno strutturale irreversibile. Il Vademecum stilato nel suo essere breve e conciso, porta tutte le informazioni necessarie a stare attenti, a mantenersi in esercizio mentale e fisico adattato a uomini e donne; a seguire una alimentazione equilibrata sempre varia e nel rispetto del peso ideale; a fare un periodico test psicologico basato su semplici risposte a eventi di vita quotidiana; a fare diagnosi precoce partendo dalle prime avvisaglie e a iniziare una terapia di recupero o riabilitativa quando il caso lo richiede. L’apparato muscolo-scheletrico, opportunamente sollecitato recupera. Anche il cervello, pure con la riduzione della popolazione cellulare, si serve dei supporti della scienza e risponde con l’attivazione dei circuiti neuronali.

Non c’è “ma” e non c’è “se”. Specie ora che la speranza di vita aumenta per tutti anche se nel 2015 c’è stata una battuta di arresto non uguale nelle regioni per eterogeneità geografica e diversi stili di vita. L’Osserva-salute del 26 aprile 2016, dice che in Italia l’Invecchiamento è senza freni, che gli over 65 raggiungono il 22% della popolazione, tra questi, il 3.2% sono tra gli 85 e i 99 anni e gli ultracentenari sono 3 su ogni 10.000 abitanti. Prevale il sesso femminile ed abbiamo il primato mondiale (116 anni) di longevità con Emma Morano di Pallanza. L’avere più anni nella vita non significa però avere sempre più vita in questi anni. La vita si costruisce giorno per giorno, anche in età avanzata. L’espressione “alla mia età”, comune nell’anziano, ancor più nel vecchio, è diventata desueta avendo più significato l’età biologica che l’età anagrafica. La vita deve essere vissuta e questo Vademecum ne da le indicazioni. Seneca diceva: “la nostra vita dura di più per chi bene ne dispone e la scienza e l’esperienza consigliano che la terza, la quarta età debbono essere vissute impegnandosi”.


 


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