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 martedì 26 aprile 2016

CURIOSITÀ

Le fave bisestili e la loro particolarità

di Dino Parisi


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Il 2016 è un anno bisestile, cioè l’anno in cui al mese di febbraio viene aggiunto un giorno in più, così come previsto dal calendario Gregoriano, in uso nella gran parte del mondo, portando ogni quattro anni i giorni di febbraio da 28 a 29. L’anno bisestile è la soluzione a un problema, ossia la “scissione” fra anno solare e anno civile. Quest’ultimo, di 365 giorni, non è esattamente uguale all’anno solare, che misura 365 giorni, 5h, 48m, 45s. Le circa 6 ore, cioè la quarta parte di un giorno, sommate nei quattro anni originano un giorno in più nell’ultimo dei quattro anni. Papà Gregorio XIII nell’ottobre del 1582, con la bolla Inter Gravissimas, stabilì che questo era il nuovo calendario a cui tutti dovevano attenersi. Se l’anno civile non andasse di pari passo con l’anno solare, si avrebbe uno spostamento delle stagioni nell’arco dell’anno. L’equinozio di primavera potrebbe finire per scivolare, col tempo, dal 21 marzo verso aprile, poi a maggio, a giugno, ecc.

Dopo la breve premessa sulla storia dell’anno bisestile, si introduce una strana curiosità anch’essa altrettanto meritevole di attenzione che affascina il mondo dell’agricoltura il quale, stranamente, determina un anno non particolarmente fortunato per le fave. In questo periodo dell’anno molti le avranno già comperate o prodotte in campagna, e quest’ultimi avranno avvertito una resa inferiore rispetto ai tre anni precedenti, ma forse non si saranno accorti di una curiosa particolarità che si leggerà più avanti. Com’è noto le fave ricche di proteine, fibre, vitamine (A, B, C, K, E, PP) e sali minerali, hanno una riconosciuta azione di drenaggio dell’apparato urinario e, tra i legumi, sono i meno calorici. Gli unici a dover stare lontani dalle fave sono gli affetti da favismo, una malattia genetica ereditaria dovuta alla mancanza dell’enzima G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi) con manifestazioni a carico dei globuli rossi. Conosciute fin dai tempi degli antichi romani, se consumate crude, le fave si accoppiano bene a del buon formaggio pepato fresco o pecorino, e ci accompagnano quasi sempre all’irrinunciabile gita fuori porta (cosiddetta scampagnata), nel segno della più classica tradizione diffusa maggiormente nelle regioni del meridione.

Ebbene questo proteico prodotto della natura ogni quattro anni subisce un attaccamento al contrario del seme all’interno del baccello, con il filetto rivolto verso il basso. Si capisce mantenendo un baccello in mano dal punto in cui é stato tagliato dal ramo, costatando che i frutti all’interno sono girati nel senso opposto. Mentre nei tre anni successivi crescono normalmente. Sembra che anche le fasi lunari abbiano una qualche influenza nel determinare questa particolarità, ma quella della bisestilità è la più certa. Non per questo però il prodotto sia di scarsa qualità, poiché escludendo ogni discordanza sotto il profilo proteico non vi è nessuna pericolosità ad esclusione, come già anzidetto, nei confronti di coloro che sono affetti da favismo.


 


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