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 lunedì 25 aprile 2016

SICILIA MONDO

Intervista ad Angela Argentino sul toccante momento che attraversa il popolo greco

di Redazione


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Nel Progetto di servizio, di informazione, di conoscenza e di ascolto alla comunità, riportiamo l’intervista ad Angela Argentino, delegata di “Sicilia Mondo” da oltre 15 anni. Sposata con un medico greco, 2 figli. In Grecia da 31 anni. Già proprietaria ed insegnante di una scuola di lingue per oltre 25 anni. Oggi dedita alla cultura, al turismo ed alle attività sociali nei rapporti con l’Italia. Ha donato, al Museo di Olympia, una statua dello scultore palermitano Domenico Zora. Scrittrice ed autrice di collane di poesie, già premiata a Catania da “Sicilia Mondo”, nel 2012, per il libro di poesie “Ditemi!” Ad Angela abbiamo chiesto una breve testimonianza sulla emergenza dei rifugiati in Grecia.

Come vive il popolo greco la tragedia dei rifugiati? C’è accoglienza, tolleranza o rigetto?

Il popolo greco non aveva una cultura di volontariato a causa del suo territorio che ad eccezione di 3-4 grandi città, è composto da piccoli centri e paesini a misura d’uomo dove tutti, nell’ambito del vicinato, si fanno carico dei problemi dei bisognosi. Non quindi un volontariato organizzato così come avviene nei grandi centri anche se non sempre eclatante, ma un volontariato di umanità profonda che si traduce in pratiche di soccorso a tutti i livelli. Questo è insito nell’animo del greco. È esploso in maniera che ha sorpreso il mondo intero ma non noi, con l’accoglienza, con la sintonia, con l’aiuto che è stato anche aprire la propria casa e permettere ai profughi di lavarsi e sedersi a mangiare un piatto di legumi. Ci sono squadre di medici ed infermieri che visitano e curano i pazienti negli assembramenti e nei centri organizzati ma anche in quelli improvvisati, così come è avvenuto a Plata Viktorìa, ad Atene, messi in atto dagli afgani. Idomèni è un Golgota che ricorda ai greci la loro stessa storia recente quando, cacciati dai loro storici insediamenti (appartenenti alla Turchia dall’epoca dell’invasione ottomana), nel 1923, furono costretti a una migrazione biblica. Più di un milione di greci, per fuggire alle stragi da parte dei Turchi, nel giro di pochi giorni, a piedi, con i carri, con navi di fortuna, letteralmente perseguitati, cercarono scampo nella madre patria. Oggi il popolo greco vive la tragedia dei profughi musulmani con grande dolore, perché si rivivono situazioni e momenti che gli stessi greci, meno di un secolo fa, hanno vissuto sulla loro pelle.

Quale reazione ha lasciato la visita di Papa Francesco, anche con riferimento alla sua decisione di ospitare tre famiglie di musulmani?

Il Papa, il Patriarca di Costantinopoli e il Metropolita di Atene, sono stati visti come tre personalità del Cristianesimo che hanno avuto il coraggio e la forza di asserire delle verità che nessuno ha avuto il coraggio di asserire con le parole pronunciate a Lesbo... “Qui siamo alla bancarotta dell’umanità”. Il nostro Papa è stato visto con rispetto e la sua venuta accolta come un gesto di incommensurabile importanza cristiana e umana. La sua visita ha aperto il cuore del popolo greco alla speranza. Il fatto che abbia riportato a Roma tre famiglie, è stato visto come un atto quasi naturale. Qui si sono create tante associazioni di volontariato che dichiarano la disponibilità a concedere un appartamento e un sostegno (anche noi famiglia Gergos, abbiamo dichiarato la disponibilità a farci carico di una famigliola). In Grecia risuona sempre alto il monito: “Non dimentichiamo la nostra umanità”. W il popolo greco!!


 


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