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 martedì 22 marzo 2016

MISTERI DELLA FEDE

Teresa Neumann, la mistica che per 36 anni si nutrì soltanto dell’Ostia consacrata

di Alfonso Saya


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All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, a tutti i tedeschi, fu distribuita una tessera annonaria, tranne a Teresa Neumann, che non aveva bisogno, perchè si nutriva soltanto dell’Ostia consacrata che per lei era cibo e bevanda. Per ben 36 anni, sino alla morte, oltre a vivere senza mangiare, soffriva e riviveva, nelle sue carni, la Passione di Cristo, specialmente nel periodo Pasquale. “Entrava”, letteralmente nei racconti evangelici della Settimana Santa che iniziano dall’Ultima Cena. Le fu concessa solo una doppia razione di sapone che le serviva per lavare la biancheria inzuppata di sangue che le fuoriusciva dalle stimmate, cioè dalle ferite del Crocifisso. “In tempo reale”, accompagnava Gesù sino alla morte nel venerdì Santo, sanguinando abbondantemente dalle ferite e versando sangue dagli occhi. Ripeteva ad alta voce, conoscendo lei solo il dialetto bavarese, testimoni innumerevoli specialisti di lingue antiche che stavano seduti al suo capezzale, sbalorditi, i lunghi dialoghi che sentiva in aramaico e greco antico.

Dall’ “Ora nona”, cioè dalle 15 del venerdì Santo, l’ora della morte di Gesù, dopo aver rivissuto tutta la Passione di Cristo, cadeva in un sonno profondo da cui si risvegliava gioiosa, con le stimmate rinchiuse e il corpo fresco, il mattino della domenica, rivivendo la Resurrezione. Da quando ricevette dal Signore “i Sacri suoi Sigilli”, cioè le sue “gloriose” ferite, per 36 anni, ripeto, sino alla morte, non mangiò, nè bevve più nulla assumendo soltanto, ogni mattina alle 6, l’Ostia della Comunione. Volevano, gli scettici, smascherarla come simulatrice ma non ci riuscirono, anzi tanti medici scettici, che andavano da lei per controllarla entravano nella sua stanzetta increduli ed uscivano credenti, convertiti di fronte alla misteriosa, enigmatica verità. Fu, addirittura, costituita una commissioni di sanitari e di 4 suore giurate che, a turno, per settimane, la tenevano sott’occhio, di giorno e di notte, non lasciandola mai sola.

Altre commissioni “laiche” giunsero alla medesima conclusione della commissione ecclesiastica. La grande Mistica, davvero, si nutriva di Eucaristia, del Corpo di Cristo. Fecero la cosiddetta “prova del nove”: per metterla alla prova, un prete le porse una particola non consacrata e lei, offesa, la rifiutò. In lei si compì, alla lettera la Paola di Gesù: “La mia carne è davvero cibo e il mio sangue davvero bevanda”.


 


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