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 mercoledì 15 maggio 2013

SALUTE E BENESSERE

Meglio un saluto alla giapponese

di Lally Famà


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È il consiglio che ci viene offerto da Nathan Wolfe, virologo dell’università di Stanford, in California, e autore del libro, da poco, edito: The Viral Storm (trad.: La tempesta virale). “Dovremmo consigliare una stretta molto più sicura – spiega l’autore al Sunday Timesad esempio, limitandosi a toccarsi i gomiti o ricorrendo agli inchini come in Giappone. Questo limiterebbe la diffusione degli agenti infettivi quanto altre misure, come ‘starnutirsi’ nel gomito, invece, che in mano”.

Infatti, secondo il virologo i virus influenzali resisterebbero fino a 24 ore su superfici come maniglie di porte, tastiere PC, telecomandi, etc.

Da un recente sondaggio sembra che la proposta abbia, già, preso piede in Gran Bretagna dove, per tre quarti della popolazione, si è registrata una considerevole riduzione di strette di mano.

Di parere contrario, invece, Paolo Villari, segretario generale della Siti, la ‘Società Italiana di Igiene’ che a Roma, tra il 12 e il 15 ottobre, celebrerà la dodicesima ‘Conferenza nazionale di Sanità Pubblica’: “Certo, limitare, così tanto, i contatti, potrebbe aiutare a diminuire i contagi, così come vivere sotto una campana di vetro. Credo che sia, meglio, puntare su altre forme di prevenzione, come il lavarsi, spesso, le mani, ugualmente, efficaci, ma che preservino le relazioni umane”.


 


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