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 lunedì 29 febbraio 2016

PARADONTITE

Il “problema parodontale”

di Giorgio Petronio


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La parodontite è una infezione gengivale grave che distrugge i tessuti molli e i denti. Può causare la perdita dei denti o peggio, un aumentato rischio di infarti o ictus o altri gravi problemi di salute. È solitamente il risultato di una cattiva igiene orale. Un corretto utilizzo dello spazzolino e del filo interdentale può, in linea di massima, ridurre notevolmente la probabilità di sviluppare parodontite. I segni clinici più evidenti sono: gengive gonfie; gengive rosse o violacee; gengive che si sentono al tatto; gengive abbassate che lasciano scoperti i denti; sviluppo di nuovi spazi tra i denti; pus tra denti e gengive; alito cattivo; cattivo gusto in bocca; denti allentati; cambiamenti nel modo in cui si occludono i denti. Si è portati a pensare che la causa scatenante sia la placca. Questa pellicola appiccicosa che si adagia sulla superficie visibile dei denti è composta principalmente da batteri. La placca si forma rapidamente entro le 24 ore dall’assunzione del cibo ed evolve altrettanto rapidamente in un grado di solidità sempre maggiore, fino a formare il tartaro.

Più la placca e il tartaro rimangono sui denti, più danni possono fare. La placca dentale può accumularsi sopra la gengiva, ossia come già detto sulla superficie visibile del dente, ma anche sotto il margine gengivale , cioè nell’area sottogengivale del solco e della tasca. Per solco si intende la zona di inizio del margine gengivale e più precisamente la zona in cui il dente passa dalla superficie visibile a quella non visibile. La tasca è invece quella zona nella quale il dente non riesce più ad essere in diretto contatto con la gengiva, ma lascia uno spazio nel quale si accumulano i batteri. Proprio la tasca è indice di un processo infiammatorio in atto tale da portare ai gradi più elevati e pericolosi la malattia parodontale. La prima fase, quella iniziale, viene detta gengivite. È sicuramente la fase più lieve, la fase più facilmente controllabile e risolvibile con le manovre d’igiene orale, ma è anche il campanello d’allarme da non sottovalutare e da non trascurare, perché la sua naturale evoluzione è la parodontite.

Ci sono delle classificazioni sia per la gengivite che per la parodontite in base alla loro gravità, ma ovviamente sarebbe un discorso più ampio e dettagliato e non trattabile in poche parole. Quello che è fondamentale sapere è la presenza di alcuni fattori di rischio che possono aumentare il rischio di parodontite: gengivite; ereditarietà; cattive abitudini di igiene orale; uso di tabacco; diabete; età avanzata; problemi immunitari come nel caso di leucemia o chemioterapia; scarsa nutrizione; effetti collaterali di alcuni farmaci; cambiamenti ormonali, in caso di gravidanza o menopausa; abuso di sostanze; protesi mal fatte. Se sottovalutata o se non curata in modo completo, la parodontite avanza inesorabilmente passando da acuta a forma cronica di grado sempre maggiore, con il risultato di avere: perdita di denti; malattie coronariche; ictus; problemi respiratori. Questo collegamento con patologie così apparentemente estranee, risulta essere invece comune se ci si sofferma sui batteri responsabili di gengivite e parodontite che, attraverso il tessuto gengivale ed il flusso sanguigno, riescono a viaggiare per le arterie arrivando a tutti gli organi del nostro corpo producendo danni più o meno gravi.

La diagnosi è semplice, basta un attento esame dei denti e delle mucose della cavità orale, una anamnesi completa fatta collaborando attivamente con il paziente, un colloquio durante il quale devono emergere abitudini per il mantenimento della salute orale, eventuali segnali o sintomi riferiti dal paziente, paure o timori di perdere i denti, cambiamenti nelle abituali azioni di tutti i giorni, in definitiva tutto quello che può essere segnalato ed annotato e che fornisca un aiuto per la successiva terapia. A quel punto in una tabella schematica vengono inseriti i valori per ogni singolo dente esaminato, gli indici di insorgenza, i valori di gravità e anche le cause scatenanti la patologia in atto. Questa cartella parodontale verrà aggiornata durante la cura andando ad annotare cambiamenti positivi e negativi e le cure effettuate. Il trattamento non è invece così semplice come la diagnosi. Le cause devono essere isolate e risolte singolarmente, ed è proprio qui che nasce il successo o l’insuccesso di un trattamento.

Ci si scontra di frequente con una serie di fattori non immediati da trattare, ad es: una bocca che già presenta la mancanza di uno o più elementi dentari, la presenza di vecchi ponti o protesi fatte in modo sbagliato o semplicemente ormai datate, la necessità di una cura dispendiosa che il paziente non può o non riesce ad affrontare. In questi casi, come in molti altri, bisogna procedere per gradi, risolvere o quantomeno gettare le basi per dare al paziente la maggiore e migliore conoscenza del processo in atto e la strada che si sta intraprendendo. Fondamentale sapere che è un sentiero lungo e tortuoso, che presenta delle insidie che presenta dei rallentamenti spesso dovuti ad una non risposta alle cure e che nella maggior parte dei casi la parodontite può subire un rallentamento e non una cessazione definitiva. Questo rappresenta comunque un successo, perché il paziente non arriverà a perdere i denti in pochi mesi, ma potrà eventualmente subire un peggioramento e quindi la eventuale perdita in diversi anni.

Guadagnare tempo assicura salute al paziente, non un disagio immediato anche e soprattutto psicologico. Dal punto di vista prettamente medico interventistico, ci sono due punti salienti per ottenere salute parodontale: procedura chirurgica invasiva oppure procedura chirurgica laser assistita. Si apre a questo punto un capitolo pieno di metodologie e di pareri discordanti e non è questa la sede più opportuna per discuterne, ma la sostanziale differenza riguarda il comfort del paziente che, nel primo caso verrà trattato in modo chirurgico utilizzando la lama di un bisturi e lo strumentario manuale adatto per rimuovere tessuto infiammatorio visibile dopo apertura di un lembo gengivale. Nel secondo caso, il paziente non subirà incisioni e la rimozione del tessuto infiammato sarà di pertinenza di una fibra laser che farà il lavoro “sporco”. Il risultato? Nel primo caso, se non sottoposti ad un intervento effettuato da mani esperte, la situazione ossea difficilmente migliorerà.

Nel secondo caso, il non utilizzo di una anestesia, di incisioni fatti con il bisturi e di strumenti di pulizia manuali, ma solo di una fibra laser attivata da una sostanza colorata, garantisce al paziente una maggiore tolleranza e un risultato che non viene inficiato da tanti fattori, garantendo una strada verso la salute parodontale. In conclusione, il capitolo “problema parodontale” è decisamente attuale e molto più frequente di quello che si possa pensare, quindi, con le linee guida descritte in precedenza e ad un primo sintomo o segnale clinico, non esitate a rivolgervi al vostro odontoiatra di fiducia. Superate timori e paure perché, anche solo rallentare la patologia è già di per se un risultato che permetterà ai vostri denti di essere mantenuti in bocca più a lungo.


 


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