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 martedì 16 febbraio 2016

FEDE

Eric Clapton e la sua devozione alla Madonna

di Alfonso Saya


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Eric Clapton, grande chitarrista, nei momenti di disperazione invoca Maria, “Spes Nostra” (Speranza Nostra). Una testimonianza vecchia di quasi vent’anni, da parte di un rocker dei più grandi. “Holy mother, where are you?” (Santa Madre, dove sei? / Stanotte mi sento spezzato in due / Ho visto le stelle cadere dal cielo / Santa Madre, non riesco a smettere di piangere). Eric Clapton, si rivolge proprio a Maria di Nazaret, nella poderosa “Holy Mother”, una preghiera-canzone davvero bella, soprattutto, nella versione con Pavarotti e un coro gospel. Il rocker la scrisse nel 1986 (insieme a Stephen Bishop) toccato dalla morte di un musicista ed amico. Chi non conosce questo musicista, plurivincitore dei Grammy, più volte inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico dal 2004.

Chi non ha anche solo sentito o fischiettato “Tears in Heaven?, Holy mother, hear my prayer, Somehow I know you?re still there…(Santa Madre, ascolta la mia preghiera In qualche modo so che sei ancora qui. Oh, ho bisogno del tuo aiuto in questo momento/ Fammi superare questa notte solitaria /Ti prego dimmi quale strada prendere/Per ritrovare me stesso). Clapton confessa: “Mia nonna che mi ha insegnato a pregare con le preghiere di una volta. Ed ogni tanto mi ritornano alla bocca, soprattutto nei momenti più difficili”. Da notare che il cantante evidentemente preferisce le preghiere di una volta, dovrebbe far riflettere certuni, ossessionati dalla fregola, di continui cambiamenti.

Siamo nell’anno 1987, il musicista ha sofferto la piaga dell’alcoolismo: “Ero completamente disperato... ho chiesto aiuto. Non sapevo a chi pensassi di parlare, sapevo solo che non ne potevo più… e inginocchiandomi mi sono arreso. Pochi giorni dopo ho capito che avevo trovato un luogo a cui rivolgermi, un luogo che avevo sempre saputo che era lì ma a cui non avevo mai veramente voluto credere, o di cui pensavo di non aver bisogno. Da quel giorno, non ho mai smesso di pregare al mattino, in ginocchio, chiedendo aiuto, e la sera, per esprimere gratitudine per la mia vita e soprattutto per il fatto di essere sobrio”. (Clapton:The Autobiography)


 


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