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 lunedì 8 febbraio 2016

SAGGIO

Letizia Franzone – Il Cammino della Misericordia

di Alfonso Saya


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Il piccolo-grande Saggio di Letizia Franzone, presentato nell’Auditorum della Basilica Cattedrale di Taormina, in occasione del Consiglio regionale dell’Unione cattolica stampa italiana, è in perfetta sintonia con l’anno giubilare straordinario della Misericordia, come si evince dal titolo “Il cammino della Misericordia”. Nei tempi bui, in cui viviamo, sotto il potere del “principe delle tenebre”, in cui l’ uomo è sviato e disorientato perchè si è allontanato dalla “strada maestra”, in nome di una libertà intesa come libertinaggio, la Parabola del “Figliol prodigo” è di palpitante attualità. L’Autrice ne fa, da teologa qual è, un’esegesi meravigliosa e ripercorrendo con palpabile emozione, il cammino esistenziale del figliol prodigo, sia nell’ abbandono della casa paterna e sia nel ritorno, vede in essa, la Metafora dell’immagine dell’ uomo in generale, l’”Adamo” che siamo tutti noi, mi esprimo con le parole del “Principe dei teologi”, il Papa emerito, Benedetto XVI. Dio rispetta il dono della libertà che gli ha elargito, e, in silenzio, lo lascia partire per un paese lontano”, cioè un paese o un mondo lontano, dal mondo della Casa paterna e si rompe, quindi, la relazione intima con Lui.

Si allontana da ciò che che è proprio, connaturato, da ciò che che è autentico e dilapida le sue sostanze con una vita dissoluta che a lui sembra una “vita in pienezza” e se la gode. È difficile, chiosa il Papa emerito, vedere in ciò proprio lo spirito della moderna ribellione contro Dio e la sua Legge in cui ogni desiderio è diritto? Giunge così, all’estrema alienazione ed immiserimento e a questo punto, avviene la svolta: “Mi alzerò ed andrò dal padre mio...” dopo aver attraversato “tutti i deserti della vita” ritorna a Casa, a se stesso e al Padre. Fa il viaggio a ritroso, “il cammino verso la Misericordia” del Padre che lo “attende davanti all’uscio del cuore” e appena “lo vide da lontano, gli corse incontro e lo abbracciò”. Il figliol prodigo, così conclude la sua meravigliosa esegesi, Letizia Franzone, dopo aver percorso le più svariate strade della menzogna, dopo aver consumato la sua vita nella dissolutezza, ridotto alla miseria più nera, trova il coraggio (Mi alzerò...) di rientrare in se stesso, “l’agostiniano redi in te ipsum”, e inizia così il cammino verso la Misericordia.

Nel figliol prodigo, ripeto, l’Autrice vede la Metafora dell’uomo del nostro tempo e di ogni tempo che si allontana dall’Amore di Dio. Dopo aver dissipato la sua dignità in luoghi di menzogna e di turpitudine, sente la nostalgia della Casa paterna, per riscoprire lo “stupore dell’Amore e della Misericordia” che “ha si gran braccia che prende ciò che si rivolge a lei”.


 


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