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 domenica 4 ottobre 2015

TRADIZIONI

La Festa della Vendemmia al Parco Jalari

di Francesco Longhitano


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Si respirava sapore d’antico, di tradizione e di valorizzazione dei lavori manuali di un tempo che fu, al Parco Museo “Jalari”, nei giorni di venerdì, sabato e domenica 4 ottobre. “Jalari”, che deriva il suo nome dall’arabo “Pietra luccicante” è posizionato, nella suggestiva cornice della mitica baia del Tindari che al tramonto si infiamma dei caldi colori sfumanti dal rosso all’arancio; e se lo sguardo segue il profilo collinare, si può ammirare a sinistra l’antico borgo di Castroreale, dall’altro lato Capo Milazzo col suo Castello, mentre ai suoi piedi si estende la città di Barcellona Pozzo di gotto in provincia di Messina. È proprio così: il Parco Museo “Jalari” vuole far rivivere questo ancestrale momento nostalgico della trasformazione dell’uva in vino, così come operavano le pazienti e incallite mani dei nostri contadini. E si sa quanto ancora adesso, questo prodotto italiano, sia apprezzato nel mondo. Già nelle numerose precedenti trentuno Edizioni, migliaia di visitatori e turisti, hanno avuto modo di partecipare da protagonisti a questa festa, ballando, degustando, battendo le mani al ritmo dei tamburelli, delle fisarmoniche e di tanti altri insoliti strumenti musicali dei numerosi artisti che accorrono ogni anno sempre più numerosi, alternandosi attorno ai tini colmi d’uva, su questo collinare palcoscenico naturale.

In una scaletta fitta d’impegni, oltre alla dimostrazione della tradizionale pigiatura dei grappoli, si sono esibiti i seguenti gruppi etnici e folkloristici: “Malanova”, “Longano”, gli amici “dell’Organello”, e poi “I Curiusi”, solo per citarne alcuni. E ancora si sono svolti giochi popolari per adulti e bambini; la degustazione della pasta e fagioli e di altri caratteristici prodotti tipici. Al Parco Museo “Jalari” la vendemmia è gioia che si espande nell’aria contagiando tutti: gli adulti rivivranno un tempo della civiltà contadina; i piccoli avranno a disposizione un patrimonio etnoantropologico da non disperdere e da portare nel cuore nel far ritorno a casa, nella “cosiddetta” città moderna, dove per loro, spesso non è la vigna, ma il supermercato che produce il vino nel brik di cartone o di plastica. Ecco, perché l’iniziativa di Jalari, che s’incastona tra le tante altre manifestazioni tendenti alla conservazione degli usi, dei mestieri, oltre che alla valorizzazione delle arti, appare encomiabile.

E ci offre, non solo un momento di sano divertimento, ma ci ricolloca in un’atmosfera di sensazioni diverse, magiche, di soave serenità, lì su quella collina, da dove percorrendo il suo viale del caos, passando per quello della riflessione, si raggiunge la pace contemplando la storia della genesi scolpita nella dura pietra dall’artista/sognatore Mariano Pietrini che di questo luogo ne ha fatto un’esposizione eterna delle sue opere. Da lì in alto, quindi – dove s’incontrano le forze positive benedicenti – l’animo umano acquista forza ed energia e… brinda alla buona annata.



 


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