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 venerdì 24 luglio 2015

MARETERAPIA

Il Centro Diurno “Camelot” racconta la sua Mareterapia: tra voglia di libertà e necessità di inclusione sociale

di Valerio Villano Barbato


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Dell’antico regno di Artù, gli amici del Centro Diurno “Camelot” non hanno preso solo il nome, ma anche lo spirito. Nel costante tentativo di recuperare, aggregare, coinvolgere, ragazzi e ragazze più svantaggiati, ecco che rivivono le gesta degli antichi cavalieri. Il dott. Matteo Allone, responsabile del modulo di salute mentale del Centro, ci guida alla scoperta di una materia ai più sconosciuta, quella della “Mareterapia”: un’esperienza che, da una base ludico-ricreativa, si è evoluta nel corso di un decennio: “Grazie agli amici dell’‘Aquilone’, siamo partiti nel 2006 con l’ormai mitico peschereccio San Giuseppe II. Portavamo i ragazzi a fare delle escursioni in mare, a contatto con questo elemento dal forte valore simbolico”. L’uscita in barca non era, tuttavia, solo un momento di relax e divertimento: “In quei momenti abbiamo aiutato i nostri amici a comprendere l’importanza del lavoro di squadra, specialmente, in uno spazio relativamente angusto come quello di un peschereccio. Inoltre, grazie alle maestranze della ‘Lega Navale Italiana’, i ragazzi hanno potuto apprendere alcune nozioni sulle correnti e sulle maree che governano il nostro Stretto”.

Scesi “a terra” e abbandonato il San Giuseppe, a causa delle ingenti spese di manutenzione da sostenere, gli ospiti del Centro hanno iniziato a vivere il mare come un qualcosa di mistico, un’esperienza catartica, come ci racconta Santo, un giovanottone solare e pronto alla battuta: “Per me l’acqua è qualcosa di sano, pulito, purificante. Entrare in mare è una terapia che vale più di mille farmaci. Quando so che devo andare a fare il bagno comincio a entrare in uno stato quasi di ansia, perché non vedo l’ora di vedere l’acqua, di toccarla. Ho bisogno del contatto con questo elemento per liberarmi delle mie negatività”. Sulla stessa lunghezza d’onda, l’amico Marco: “Provo un senso di libertà una volta entrato in acqua. Per un siciliano credo sia impossibile la vita senza il mare. Non ci sono barriere, una volta in mare, esso è un elemento che unisce, come nel caso dei pescatori dell’una o dell’altra sponda dello Stretto, che si passano un po’ di pesce quando la nottata non ha portato frutto”. Catarsi, purificazione, integrazione: passare un’ora con questi ragazzi è come tornare indietro sui banchi di scuola, imparare di nuovo parole e concetti messi da parte in un angolo di cuore. Entrare a “Camelot” significa trovare una voglia d’inclusione, un forte grido di presenza. E quale posto migliore per urlare se non l’infinito del mare? Questa forse è la vera potenza della Mareterapia, una medicina dell’anima prima ancora che del corpo.


 


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