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 sabato 11 luglio 2015

STORIA

Messina dalle sue origini (XII parte)

di Filippo Scolareci


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Come abbiamo già riferito, subito dopo il suo rientro dall’esilio di Corinto nel 446 a.C., il principe siculo Ducezio di Noto, dopo avere provveduto a rifondare la città di Kalè Aktè (Bella Spiaggia, oggi Caronia) su preesistenti insediamenti siculi e greci, stava già riorganizzando gli isolani per iniziare una nuova guerra per contrastare ancora una volta i greci di Sicilia ed in modo particolare l’egemonia della città di Siracusa, che nel 440 a.C., aveva distrutto la città di Palike in quanto era la sede principale dello “Stato Siculo” e rappresentava nel contempo anche l’emblema del riscatto del popolo autoctono siciliano. Purtroppo, improvvisamente Ducezio muore, ma nonostante il suo inaspettato ed improvviso decesso, non moriva però con lui il “sogno di indipendenza” dei Siculi, i quali, pur senza il loro carismatico capo storico, tentarono ugualmente di risollevarsi cercando nuove alleanze al di fuori della Sicilia, per potere sopraffare i piani imperialistici di Ierone, il quale era riuscito a portare la città di Siracusa all’apogeo della propria potenza. L’estensione dei suoi domini territoriali, rappresentavano già un quarto dell’intera Sicilia.

A ovest, sua fedele alleata è la città di Selinunte. La stessa, di comune accordo con Siracusa, oltre a commerciare liberamente con Cartagine, bramava di impadronirsi della zona dove erano stanziati gli Elimi. Mentre tutte le altre città doriche, compresa la città del Peloro, riconoscono la sua egemonia, gli ionici subiscono, anche se malvolentieri, la sua tutela. Per questi motivi, le genti di origine sicula, approfittando del fatto che la città di Atene aveva da tempo costituito e stabilito attive e proficue relazioni con loro e persino con gli etruschi, nel tentativo di un riscatto, durante la lunga guerra del Peloponneso che durò dal 431 al 404 a.C. e che vide su fronti opposti Atene e Sparta, appoggiarono apertamente il governo della città del Partenone, il più importante tempio greco, dedicato al culto della dea Atena Parthenos. Questo bellissimo tempio viene considerato come l’espressione del più famoso reperto dell’antica Grecia ed anche come migliore realizzazione dell’architettura greca classica principalmente per la semplicità delle sue linee, l’essenzialità delle sue forme e per le sue decorazioni, ritenute come alcuni dei più grandi elementi dell’arte greca e rappresenta senza alcun dubbio il simbolo duraturo dell’antica Grecia ed anche della democrazia ateniese e nel contempo è uno dei più grandi monumenti culturali al mondo, posto sotto l’egida dell’UNESCO che ha già stanziato dei finanziamenti di restauro, tuttora in corso.

Con Atene si allearono le città delle coste ioniche della Magna Grecia e cioè Rhegion, Lentini, Naxos e Katane. Inoltre, gli altri obiettivi chiari della politica ateniese erano non solo quelli di mirare e di ottenere la tutela del monopolio del granaio in area segestana ed anche in area leontina, ma anche il controllo di quel tratto di mare che divideva le due città dello Stretto. Pertanto, possiamo benissimo ipotizzare, in mancanza di fonti storiografiche, che essendo già Rhegion inglobata nell’alleanza con Atene e in considerazione che Messana era in buoni rapporti con la città dirimpettaia, nonostante ci fosse già stata la nota divisione politica, abbia aderito inizialmente al trattato di alleanza, anche se non proprio in forma militare, ma solo di assistenza, infatti qualche altra fonte (non sappiamo con quale fondamento) asserisce che i suoi scambi commerciali ed i suoi contatti avvenivano in quel determinato periodo soltanto fuori dalle mura. Anche lo storico Tucidide non menziona la città di Messana tra gli alleati di Atene, ma tutto sommato neanche tra quelli di Siracusa.

Tuttavia non si può neanche smentire che la stessa città in quel periodo abbia “riconiato” delle monete di questa importante città ellenica. Pertanto, quanto appena detto dimostra in modo chiaro che la città di Messana poteva liberamente, senza alcuna imposizione o divieti da qualsiasi altra potenza, alla quale poteva o meno essere assoggettata politicamente, effettuare gli scambi commerciali mettendo liberamente in circolazione una pregiata valuta di una delle più importanti città della Grecia, con chiunque si trovasse a transitare in quel mitico mare dell’omonimo Stretto e facesse scalo in quel noto porto che tra l’altro proprio per la sua caratteristica conformazione geografica dava anche tanta tranquillità in termini di sicurezza e di assistenza.


 


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