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 sabato 27 giugno 2015

STORIA

Messina dalle sue origini (X parte)

di Filippo Scolareci


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Il “Regno dello Stretto” realizzato da Anassila era ormai destinato alle mire egemoniche ed imperialistiche di altre potenti città siciliane di estrazione ellenica, con il solo intento di tenerle unificate per potere meglio affrontare l’eventuale minaccia che si andava prospettando con graduali e periodici inserimenti sul suolo siciliano da parte punica. Pertanto il temuto urto nel tempo, come poi vedremo, era destinato a diventare inevitabile. Lo sviluppo del commercio contribuiva maggiormente a incidere e modificare in modo più profondo tutte le strutture sociali delle città, le quali cercavano di adeguarsi alle evoluzioniche si presentavano anche con l’inserimento di altri coloni che giungevano dalla madre Patria. La Sicilia che in precedenza traboccava in massima parte di prodotti delle coltivazioni agrarie e di allevamenti, i quali venivano scambiati con altri prodotti di prima necessità e manufatti, vide ben presto le sue città, sotto l’aspetto politico, commerciale, artigianale e manifatturiero di vario genere ed al loro relativo rafforzamento difensivistico, divenire degli importanti centri militari e commerciali ed anzi alcune di esse oltre ad ingrandirsi come territorio, ebbero un considerevole sviluppo demografico, come Agrigento, Siracusa e Gela. Esse non mancarono di essere anche preda alle più feroci interne lotte di classe per la detenzione e la conquista del potere politico.

In sostanza cominciarono a svilupparsi le “tirannie” di despoti sanguinari, che senza abolire le leggi dell’antico regime, che tra l’altro avevano molto combattuto e criticato, affidavano, dove loro non potevano essere onnipresenti, i posti più importanti a uomini di loro fiducia e intimorivano gli oppositori con una sorveglianza poliziesca strettissima e spietata, tanto da indurre gli stessi avversari a esiliarsi o trasferirsi definitivamente altrove. Ad Agrigento, dieci anni dopo la sua fondazione avvenuta nel 581 a. C. dai Rodi-Gelesi, Falaride al quale il Demos di Agrigento aveva affidato l’incarico della costruzione del tempio di Zeus Polieus, con un colpo di mano, in una giornata piuttosto tranquilla nella quale si stavano festeggiando “le Thesmophorie”, armò gli operai e gli schiavi al suo servizio e fece massacrare impietosamente quasi tutti gli uomini, facendosi così padrone di donne e fanciulli ed istaurando la sua crudele ed impietosa tirannia, che durò purtroppo per lunghi sedici anni.

Nel frattempo, durante il suo dominio, egli riuscì a opporsi ai Cartaginesi che cercavano di penetrare dalla strada dell’Est, per potersi alleare con la città di Himera, l’attuale Termini Imerese. Conquistò all’interno dell’isola alcune città Sicane e fece costruire anche delle fortificazioni, come Eknomos e Phalarion. Questo processo di espansione di una cercata “ellenizzazione” del territorio è stata effettuata sempre in modo tale per potere contrastare la presenza di Cartagine. In seguito nel 554 a. C. venne ucciso, per mezzo di una congiura ordita da “Telemaco”, ma tuttavia il suo regime gli sopravvisse. Nel 488 salì al potere Terone, il quale estese i suoi domini verso Selinunte, Gela ed Himera che conquisto nel 480 a. C., sconfiggendo il tiranno Terillo già alleato dei Cartaginesi. Damarete la figlia di Terone, fu data in sposa a Gelone, già tiranno di Gela, per rinsaldare i vincoli fra le due città.

A Gela, la tirannia, che era stata instaurata nel 520 a.C., passò nelle mani di Oleandro e poi in quelle di Ippocrate (morto nel 491 a.C.) del quale abbiamo già fatto conoscenza, quando con spregiudicato realismo giunse a precisi accordi con i Sami nella spartizione in due della città di Zancle, che gli permise di estromettere Anassila, il quale aveva avuto l’idea di consigliare agli Ioni di approfittare dell’assenza del suo mounarchos Scite, per invadere la città di Zancle. Dopo oltre un triennio, di lotte intestine, dalla morte di “Ippocrate”, nel 485 a. C. gli successe il capo della cavalleria Gelone che nel 488 a.C. aveva già vinto un’olimpiade con la quadriga, rendendosi abbastanza famoso nel mondo ellenico. Infatti, sfruttando questa sua popolarità, con un colpo di stato, riesce a diventare il successore di Ippocrate.


 


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