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 domenica 23 giugno 2019

STORIA

Il Vascelluzzo

di Alfonso Saya


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Verso la fine della guerra ventennale del Vespro siciliano, Messina fu cinta d’assedio per terra e per mare da Roberto D’Angiò, per piegarla e farla capitolare per fame. Il popolo messinese, devotissimo alla Madonna della Lettera, “a Bedda Matri, a Matri a Littra”, guidato dai Magistrati, ricorse, fiducioso, a Lei che aveva promesso, nella Sua Lettera, eterna Protezione e alle preghiere di un Santo monaco carmelitano, Alberto degli Abati, che riunì il popolo in Cattedrale dove ha celebrato la Santa Messa. Stando alle tradizioni e agli Annali del Gallo, quando il santo monaco pregò il Signore di effondere la sua misericordia e di dare da mangiare a coloro che soffrono la fame, ci fu un silenzio e un raptus mistico da parte dei fedeli, sentivano penetrare la voce di Sant’Alberto penetrare nei cuori. Erano sicuri i Messinesi tutti, era tanta la forza della Fede che sarebbero stati esauditi dalla Madonna della Lettera, la “Veloce Ascoltatrice”.

Difatti, fatta la preghiera – raccontano gli Annali – si udì uno strepitoso suono dal cielo che atterrì tutti gli astanti e si sentì una voce:Exaudivit Deus preces tuas!” (Ha esaudito il Signore la tua preghiera). L’intercessione della Madre della Lettera e la preghiera di Sant’Alberto ebbero una risposta positiva. Infatti, in quello stesso tempo, dal Faro sbucarono 4 navi che, misteriosamente, forzarono il blocco del Porto e scaricarono il loro prezioso carico. L’Annalista messinese dice che Roberto D’Angiò tolse l’assedio e si ritirò a Catania, la città fu così salvata dalla fame per l’intercessione della Celeste Patrona e per la preghiera di Sant’Alberto che fu proclamatoProtettore della città. La Via Peculio Frumentarioricorda il miracolo attribuito anche per la preghiera del Santo. Per ricordare il Miracolo, dopo tanti secoli, i Messinesi, nella processione del Corpus Domini, portano una navicellad’argento, opera degli argentieri messinesi, chiamata”Vascelluzzo”.

Foto di Davide Lupica


 


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