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 lunedì 1 giugno 2015

STORIA

Messina dalle sue origini (VIII parte)

di Filippo Scolareci


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I Sami nel 493 a. C., spinti da Anassila, per invadere Zankle durante l’assenza della maggior parte delle forze militari al comando di Scite, divennero padroni di Zankle. Tuttavia, Anassila che aveva agito principalmente con il solo intento di attrarre la città del Peloro nell’orbita del suo potere, conseguentemente all’accordo tra i Sami e Ippocrate, dovette rinunciare per il momento all’attuazione del suo programma egemonico di volere estendere il suo dominio in entrambe le sponde dello stretto, in quanto il tiranno di Gela riuscì ad imporre oltre alla spartizione della città, come già sappiamo, anche un governatore di sua assoluta fiducia che lo rappresentasse appieno militarmente. Infatti, fece insediare Cadmo, che tra l’altro era il figlio del destituito Scite che andò esule in Persia.

Per quanto riguarda Scite si può benissimo asserire che, nonostante si fregiasse del titolo di dittatore (peraltro contro la volontà di Ippocrate), egli non fu quasi mai un amministratore crudele e cattivo, anzi fu invece un saggio amministratore che seppe mettere ordine e giustizia nella vita e nella libertà dei suoi concittadini-sudditi, di contro nei confronti delle città vicine seppe mantenere quei giusti rapporti di amicizia e di relazioni commerciali chiari, mentre nei confronti di Gela si dimostrò sempre un alleato abbastanza fedele ma non subordinato, anzi se capitava l’occasione di potere espandere la sua influenza territoriale, politica e militare non si tirava indietro e non andava a cercare a priori il benestare o l’autorizzazione per l’eventuale impresa che stava per intraprendere.

Principalmente e soltanto per questi motivi egli era diventato inviso al dittatore di Gela, il quale quando ebbe l’occasione, con la scusa di avere lasciato Zankle con pochi militari a custodia della città, dopo il noto accordo con i Sami, lo defenestrò. Certamente, l’insediamento dei Sami nella vita economica di Zankle non procurò nessun danno, ma nel contempo non diede nessun impulso sia come vivacità mercantile e neanche come espressione di forza militare, in quanto tutto era rimasto nelle mani del tiranno di Gela. Tuttavia, dall’altra parte dello Stretto, Anassila non si dava pace e rimaneva abbastanza vigile per qualsiasi movimento che avveniva intorno a quel braccio di mare e rimanendo sempre in attesa, aspettava soltanto l’occasione giusta per potere intervenire.

Nel frattempo a Rhegion giunsero un gruppo di emigranti Messeni, conterranei di Anassila, che erano andati via dal Peloponneso per sfuggire, conseguentemente a gravi contrasti, dalle grinfie della città di Sparta, chiedendogli asilo. Questo arrivo improvviso ed inaspettato diede ad Anassila nuovamente l’occasione per ripensare e cercare di potere mettere in atto con più convinzione quelle sue mire espansionistiche per impadronirsi finalmente di Zankle. Ma, in considerazione che le forze militari di stanza nella dirimpettaia città del Peloro erano sotto l’egemonia di Gela, per non incorrere contro le ire di Ippocrate, egli frenò ancora una volta questo suo desiderio. Ma non dovette aspettare tanto, in quanto nel 491 a.C. moriva il tiranno di Gela, ed in città ebbe inizio una crisi politica interna che durò circa un triennio, ma trascorso questo lasso di tempo si vide l’ascesa al potere di Gelone. Nel frattempo, intanto, si era percepito benissimo che i potenti Gelesi, conseguentemente a questa crisi politica, avevano dimostrato un temporaneo e completo disinteresse dell’area dello Stretto.


 


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