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 giovedì 14 maggio 2015

STORIA

Messina dalle sue origini (VII parte)

di Filippo Scolareci


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Il tiranno Anassila che era in lite con i capi della città del Peloro, venendo a conoscenza che i Sami, diretti a Kalè AKtè avevano fatto sosta nella città tanto decantata da Platone e che diede i natali al filosofo Timeo, parlamentò con loro e li convinse a cambiare programma ed occupare Zancle, città molto più importante, in quanto in quel determinato momento era rimasta quasi priva di difensori. I Sami, tenendo conto della buona e ghiotta occasione e della interessantissima posizione della città dello Stretto, gli diedero retta e la invasero impadronendosi (Erotodo, Storie 6,23,1-2; cfr. Pausania, Periegesi, cit. 4,23,6). Gli Zanclei, appena informati che la loro città era stata occupata durante la loro assenza proprio dai Sami, corsero in sua difesa e nel contempo chiesero aiuto al tiranno di Gela dal quale in effetti loro dipendevano. Certamente Ippocrate accusò Scite per “massima negligenza” nell’avere lasciato quasi del tutto incustodita la città di Zancle, ma tentando il tutto per tutto e cercando di potere salvare il salvabile, con molta spregiudicatezza, Ippocrate giunse ad accordi con i nuovi occupanti, attraverso reciproci scambi di giuramenti, decidendo tra di loro la spartizione della città.

Ad Ippocrate andava la metà dei beni mobili, tutto ciò che c’era nei campi, cioè la “Chora” coltivabile ed il relativo raccolto e tutti gli schiavi della stessa città, compresi gli stessi cittadini liberi che li tradusse a Gela trattandoli da veri schiavi, mettendoli tutti in catene. Come esempio e per punizione inviò Scite e suo fratello Pitogene ad Inico. Ai nuovi padroni di Zancle venne lasciata tutta quella parte della città relativa ed attinente al porto, in modo tale che potessero sfruttare benissimo quelle risorse marine per mezzo delle buone attrezzature già in loro possesso ed inoltre rimasero nelle loro mani anche i 300 eminenti cittadini che assieme a Scite amministrarono la città, in modo tale da essere giustiziati, ma i Sami non lo fecero, anzi si servirono della loro esperienza di amministratori e conoscitori del territorio. Pertanto i Sami, ormai molto distanti dai Medi, quasi senza combattere e senza avere subito perdite di vite umane, si trovarono serviti in un piatto d’argento la bellissima ed ambita città di Zancle, ma a loro volta dovettero riconoscere l’influenza di Gela. Infatti, nelle nuove coniazioni delle monete emesse dai Sami, relative alla gestione del porto e tutte le attività mercantili in essa inerenti, si evidenziano benissimo le stesse caratteristiche che riflettono il sistema metrologico greco e precisamente euboico-attico già in uso a Gela, dove vengono rappresentate dallo scalpo di leone e dalla prua di una nave.

Dopo che erano ormai passati diversi secoli di colonizzazione, i cittadini di Zancle avendo quasi assorbito in modo totale gli usi e costumi del popolo greco ed essendo la sua popolazione già costituita in massima parte da elementi di origine ellenica, si sentivano, in modo totale e sotto tutti gli aspetti parte integrante della nazione greca, pertanto oltre a commerciare e frequentare i lidi dei loro avi, tenevano in grande considerazione, oltre alla cultura, anche alla cura dell’aspetto fisico e della salute, tanto da praticare tutti gli sport e gli esercizi ginnici dell’epoca, come era in uso nella Grecia, tanto da indurli a partecipare anche alle Olimpiadi, già istituiti nel 776 a. C. in onore del dio Zeus. Infatti, la storia ci racconta che due messinesi, che praticavano sport, si sono distinti in modo egregio in discipline diverse, in due giochi olimpici che si celebrarono ad Olimpia. Leontisco, al quale venne eretta in suo onore una statua in Olimpia, vinse per due edizioni consecutive, nel 456 e 452 a. C. nella disciplina della “Lotta”, Simmaco (Symmakos) vinse anche lui per due edizioni consecutive, nel 428 e nel 424 a. C. nella disciplina della “Corsa” (cfr. “l’enciclopedia delle Olimpiadi” a cura di Elio Trifari).


 


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