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 venerdì 17 aprile 2015

ASD – SAN FRATELLO

I Rigori, la Fantasia e la Speranza

di Ciro Carroccetto


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“Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio dall’altruismo e dalla fantasia”. Il poeta De Gregori così immagina il giocatore del gioco del pallone. Come se avesse visto le partite della nostra squadra, l’ASD San Fratello, e che l’entusiasmo di questi ragazzi lo avessero ispirato. Lo spirito che anima questi giovani talenti e i principi che De Gregori, utilizzando la metafora del calcio, considera fondamentali nella vita come nello sport, sembra convergano. Questo è il frutto non solo di un’ottima organizzazione di gioco (grande il mister Carmelo Emanuele) e di una buona condizione fisica, ma di un riscatto della nostra città che questi ragazzi incarnano. Ricostituire l’Associazione Sportiva ha voluto significare credere ancora nel futuro di questo Paese e il calcio ne è, sicuramente, un esempio evidente. Il 14 febbraio 2010, il giorno della frana e i mesi successivi sono stati drammatici per i sanfratellani, una sconfitta amara e dolorosa che ci stava infliggendo il “fato”, come anche la natura e le sue “regole”.

Per chi ama il calcio, è stato come se tutti i nostri idoli calcistici avessero fallito il rigore decisivo, come Roberto Baggio nella finale mondiale di U.S.A. ‘94 contro il Brasile. Ricostituire una squadra dignitosa e vincente è stato come il rigore decisivo segnato da Fabio Grosso nel mondiale vinto in Germania, nel 2006. Tutti ci siamo sentiti italiani, ora tutti, orgogliosamente, sanfratellani, uniti nello sport che oggi per noi ha il sinonimo di riscatto. La squadra è riuscita ad accedere ai playoff per cercare la promozione nella categoria superiore, ma questo, se ha un grande significato sportivo, ne deve avere un’ancora più importante, che alla fine tutti siano orgogliosi di quello che hanno realizzato. A fine partita, ci sono stati scambi di maglie e strette di mano e che durante non ci sia la paura di sbagliare un calcio di rigore, ma che il coraggio e la fantasia guidino lo spirito di questi ragazzi e loro stessi siano un esempio di come la rinascita di una comunità debba passare sì dal bel gioco, ma soprattutto dall’altruismo, dal rispetto per se stessi a quello degli altri, qualunque sia la maglia che indossino. Se partiamo da questo, un mondo migliore è possibile.


 


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