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 martedì 10 giugno 2014

ALBANIA E KOSOVO

L’Europa balcanica: a poche ore dall’Italia nuove prospettive economiche

di Domenico Interdonato


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Parlare oggi di Albania e Kosovo incute in molti di noi, ancora, qualche timore, ma il tempo è riuscito a sanare tante cose e, allora, si deve guardare avanti, verso due realtà in notevole crescita.

L’Albania e il Kosovo sono due stati usciti da un tunnel che li ha visti soffrire prima con una dittatura e poi con una rivolta popolare che, in Kosovo, si è tramutata in guerra con l’intervento della NATO. Ormai, sono passati oltre dieci anni e la presenza internazionale, la vicinanza all’Europa e la grande immigrazione, che ha visto un notevole esodo della forza-lavoro, ha fatto sì che oggi, nei due paesi, si cominci ad avere un ritorno con l’investimento dei risparmi accumulati. I mezzi di comunicazione, la rete internet, la libertà di movimento dei cittadini, tutti sommati ad una grande voglia di stabilità e di crescita, hanno fatto in modo che questi due piccoli stati fratelli, che si somigliano per cultura e lingua, oggi si offrano all’Europa con enormi potenzialità sia economiche che culturali.

L’Albania è un “giovane” stato che si affaccia sull’Adriatico ed è a poche ore di navigazione da Bari; la linea di collegamento tra Bari e Durazzo è in grande espansione, dal centro-nord Italia si fa prima ad arrivare in Albania che in Sicilia. Oggi l’Albania è la porta di accesso dei Balcani, infatti, enormi investimenti stanno ridisegnando la vetusta rete stradale; grande importanza riveste la recente realizzazione dell’autostrada dei Balcani: Durazzo-Kosovo. Il completamento dell’opera autostradale, avvenuto nel 2010, è stato un evento d’importanza epocale per tutti. Da ricordare, anche, il traforo della galleria più lunga dei Balcani che è di oltre sei chilometri e si trova vicino alla cittadina di Kukes. L’autostrada ha ridotto, enormemente, i tempi di percorrenza dal porto di Durazzo a Prizreni, in Kosovo. Oggi, nel giro di poche ore, si possono movimentare merci limitandone, notevolmente, i costi.

Nuovi accordi doganali con l’Europa agevolerebbero il movimento delle merci, con la prospettiva della nascita di attività commerciali e industriali, viste le favorevoli condizioni che oggi offre l’Albania. Il movimento turistico è in notevole espansione, così come gli investimenti a Sud verso la cittadina di Saranda, dove si possono trovare aree ancora vergini con belle spiagge, grande ospitalità e costi abbordabili. La terra delle Aquile è ancora un mondo da scoprire e valorizzare.

L’Albania è uno stato multireligioso con una maggioranza islamica e varie minoranze religiose come gli ortodossi e i cattolici. Sono oltre tremilioni gli albanesi e molti sono i giovani, tutti guardano al modello Europa, alcuni frequentano le nostre università portando al ritorno le loro esperienze per metterle a disposizione delle realtà sociali e degli imprenditori, che vogliono portare avanti il progetto Albania. Una nazione in crescita che lancia un messaggio all’Europa, in particolare, vogliamo evidenziarne uno fatto da due giovani donne di Tirana, Merita, studentessa universitaria e Ajina, impiegata: “Noi studiamo e lavoriamo vivendo alla giornata, ma lo facciamo con passione e spirito di sacrificio per cercare di migliorarci e, per favore, voi giornalisti evidenziate il bello della nostra terra che è tanto, perché il brutto lo avete già fatto conoscere”.

Il Kosovo oggi è una nazione, un nuovo piccolo stato della nostra vecchia Europa che, recentemente, ha proclamato la sua indipendenza e che, ancora, oggi cerca il consenso internazionale. Sono oltre duemilioni gli abitanti e il sessanta percento è composto da un numero di persone con un’età inferiore ai venti. Ed è proprio su questi giovani che l’Europa deve concentrare le proprie forze per farli crescere nella democrazia e nel benessere. Attualmente, il Kosovo è al sicuro: i dieci anni della presenza NATO hanno portato una grande stabilità e crescita nel paese che si può notare passeggiando per le belle vie della capitale Pristina, o di altre cittadine come Peja.

Vedere le isole pedonali piene di gente con i locali all’aperto frequentati ci fa capire che l’opera svolta dai militari americani nei lunghi dieci anni di presenza sul territorio, ha sortito l’effetto desiderato. In questo momento il Kosovo ha bisogno di un’energica spinta per poter decollare e, per fare ciò, bisogna concentrarsi su due fattori importanti che sono: la produzione di energia e la creazione di nuove opere stradali che facilitino il movimento di persone e cose.

Importanti opere stradali stanno nascendo attorno alla capitale Pristina, mentre da sud ai confini con l’Albania si sta ultimando la nuova autostrada dei Balcani che, in un vicino futuro, si collegherà con la città più a sud del Kosovo, Prizreni e, a seguire, potrà poi diramarsi verso la Macedonia, la Serbia ed il Montenegro.

I media nell’ultimo decennio hanno dipinto l’area kosovara, come un luogo di transito di armi, droga e prostituzione. Oggi la presenza internazionale ha prodotto il regredimento di questi fattori d’instabilità. Certo è che la totale scomparsa non può essere data per certa, ma una buona, o meglio, una razionale azione economica, derivante da nuovi accordi commerciali da prendere con l’Europa, porterebbe a togliere in prospettiva la manovalanza alle attività illegali, a totale vantaggio della crescita e del benessere.

Dove poter investire in un’area che è simile all’Umbria?

Inizialmente, si dovrebbe concentrare il tutto su alcuni settori: il turismo religioso (per le importanti opere d’arte ortodosse, cattoliche e musulmane); sportivo (sci e canoa); l’agricoltura con l’allevamento e, per finire, con la piccola industria meccanica, storicamente, inserita nella città di Gjiakova.

Gli investimenti nell’area, attualmente, sono allettati dal bassissimo costo del lavoro, dalla quasi assenza di burocrazia, dalle professionalità esistenti in loco e dalla facilità di dialogo, visti i tanti cittadini kosovari che parlano, perfettamente, l’inglese e l’Italiano.

Già, alcune grosse compagnie europee sono entrate in Kosovo, nel settore bancario, assicurativo e nella telefonia, ma ci sono tantissime altre realtà economiche che aspettano i capitali europei per poter crescere, quindi la strada è aperta..

Basta avere un minimo di coraggio e crederci!


 


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