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 martedì 14 aprile 2015

STORIA

Messina dalle sue origini (VI parte)

di Filippo Scolareci


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Agli inizi del V secolo a. C., dopo esserci stata l’occupazione di Zancle da parte di Ippocrate (tiranno di Gela), per mezzo delle truppe di Gelone, con il conseguente insediamento del Generale greco di sua fiducia Scite, la città del Peloro divenne asservita completamente al suo dominio, anche se nominalmente erano state previste invece soltanto alleanze, tutto quanto sempre in funzione alla sua logica di volere unificare tutti i greci della Sicilia Orientale sotto la sua giurisdizione per togliere buona parte del controllo dei traffici ai calcidesi che dal Tirreno raggiungevano e trafficavano con tutti i popoli dell’aria del Mare Nostrum. Inoltre, poiché egli riteneva Zancle molto importante per la sua posizione geografica e per l’ottima condizione economica già raggiunta, non poteva e non intendeva rischiare di lasciarla completamente libera, in quanto si evidenziava benissimo l’interessamento per questo sito da parte di altre potenti colonie greche siciliane. Questa nuova situazione di soggezione di Zancle inglobata nel potere di Ippocrate, non andò tanto a genio alla città dirimpettaia Rhegion, essendo anche lei molto interessata ai profitti rivenienti dagli scambi commerciali marittimi, dai rifornimenti e dal pagamento dei pedaggi, in quanto temeva come una fortissima minaccia la sua prosperità con conseguente perdita di benessere ed in prospettiva del suo futuro sviluppo.

Per evitare che quanto precede potesse divenire realtà, spinse gli abitanti di Reggio ad una nuova politica per la creazione di un regime governativo con l’impronta democratica, ma che in effetti era basata su un criterio dinastico ed in prospettiva mirava in modo palese all’aggregazione della città di Zancle. Tale teoria di questa nuova politica veniva espressa e portata avanti nel 494 a.C. da Anassila, il quale erigendosi al ruolo di difensore della grecità ionico-calcidese, contro gli eventuali futuri tentativi di aggregazione da parte di Gela, Agrigento e Siracusa, con un colpo di Stato si auto proclama tiranno. Da parte loro, anche gli Zanclei tenevano ad esercitare la supremazia sui siti delle nuove o già costituite località della costa orientale sicula che si affacciavano sul Mare Tirreno. Infatti, tenendo conto dei precedenti buoni rapporti di scambi commerciali che si erano instaurati con i greci della Ionia, inviarono dei loro emissari pressi i Sami per invitarli a venire in Sicilia per un progetto di nuova colonizzazione di Kalè Aktè o Calacte (oggi Caronia), che significa “bella spiaggia”.

Le origini di Caronia sono sospese tra mito e storia. Secondo lo storico Diodoro Siculo nella sua “Bibliotheke”, la sua fondazione risalirebbe all’interno di un arco cronologico ventennale che va dal 461 al 440 a.C. su degli insediamenti preesistenti ad opera di Ducezio Re dei Siculi, durante un periodo di affermazione dell’Ethnos siculo.Tuttavia, i Sami in considerazione dell’oppressione persiana, del momento, ed al conseguente spettro di una relativa fortissima pressione fiscale, di contro con una buona prospettiva di migliori condizioni di vita e di libertà, un gruppo di ricchi emigranti Sami, ai quali si unirono dei Milesi che riuscirono a salvarsi dalle grinfie dei persiani, accettarono l’invito loro rivolto e nel 493 a.C., attrezzandosi con grandi navi, beni di scorta e maestranze, partirono alla volta della Trinacria. I Sami che erano in viaggio per raggiungere la meta prefissata, prima ancora di giungere a Kalè Aktè si fermarono momentaneamente a Locri Epizefiri (l’attuale Locri), per effettuare anche ulteriori rifornimenti di viveri, per poi riprendere il percorso interrotto. Mentre gli Zanclei, nel frattempo, con in testa il loro governatore (Scite) si trovavano anche loro ad assediare una città sicula per estendere di più la loro sfera politica-militare.


 


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