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 giovedì 19 marzo 2015

STORIA

Messina dalle sue origini (III parte)

di Filippo Scolareci


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Tra i Siculi c’era una volta un re che si chiamava Italo, che dopo avere dato il nome all’Italia durante la loro permanenza nella Penisola (infatti in alcuni punti della Penisola vi sono ancora delle genti di origine Sicula), probabilmente quando giunsero nella nostra bella Isola, sempre in onore del loro re, chiamarono Itala il noto Paese della provincia di Messina. Come già detto nella I parte, abbiamo iniziato a sfogliare queste pagine della memoria da quel lembo di terra dove nel tempo ha trovato radici la nostra Città, la quale in un primo momento ha visto l’arrivo dei Sicani (provenienti dalla Spagna, intorno al 2148 a.C.) e il successivo arrivo dei Siculi (popolo indoeuropeo di origine incerta, giunti nel XIII secolo a.C.), più evoluti e più organizzati dei loro predecessori, che hanno lasciato impronte indelebili della loro civiltà durante il loro insediamento nell’area dello Stretto, iniziando a commerciare con i popoli del Mare Egeo, con quelli del Tirreno e intrecciando rapporti anche con gli Etruschi, i quali si erano spinti sulle sponde della Trinacria, sul versante settentrionale.

Nel tempo, questo movimento mercantile marittimo non passò, assolutamente, inosservato, anzi, intorno alla metà dell’VIII secolo a.C. ha richiamato in un primo momento, sia come arteria di traffico e anche come punto strategico logistico e di riferimento commerciale, una colonia di pirati calcidesi provenienti da Cuma degli Opici, che occuparono il sito dell’attuale Messina, che allora si chiamava “Zancle”, cioè “la falce” a causa della forma naturale che protegge il porto, ma anche in onore di un capo dei Siculi che si chiamava “Zanclo”. Inizialmente, per certi versi, sottomisero gli indigeni locali, in quanto non venivano fatti partecipare nei loro affari, ma con il passare degli anni, oltre a integrarsi con loro, divennero un unico popolo e quindi cominciarono a costituirsi un certo governo e proprio per una loro maggiore tutela, oltre a iniziare la fortificazione della città, vollero continuare a espandere e proteggere i loro confini e per avere anche una ulteriore fonte di approvvigionamento dei prodotti dell’agricoltura, in quanto trovandosi territorialmente ristretti tra il mare e i Monti Peloritani, non avrebbero potuto costituire le sufficienti e necessarie riserve alimentari per sfamare e soddisfare il sempre più crescente popolamento della città.

Infatti, circa vent’anni dopo il loro arrivo, gli Zanclei fondarono la subcolonia di Mylai sulla costa tirrenica, dove nel suo interland esistevano estensioni di terreno pianeggianti adatti per la coltivazione e dove già stavano per insediarsi in pianta stabile i pirati etruschi, nella piccola Penisola che si protende verso le isole Eolie. Pertanto, secondo Pausonia, dopo i precedenti insediamenti sia dei Sicani e poi dei Siculi, la nuova fondazione vera e propria della città dello Stretto, che già portava il nome “Zancle”, si estrinseca in due distinte e simultanee date. La prima nel 757 a.C. e la seconda tra il 753-728 a.C.

All’incirca un quarantennio dopo, si aggiunsero poi altri coloni provenienti dalla Calcide e del resto dell’Eubea, spinti in modo particolare da interessi espansionistici e per trovare anche delle nuove terre in modo tale da sistemare l’eccedenza della loro popolazione, che proprio in quel determinato periodo, aveva avuto in tutta la Grecia, un’esplosione demografica che avrebbe potuto compromettere gli equilibri già consolidati delle città greche, le quali non erano più in grado di contenere e assistere la crescente popolazione, né di potere garantire loro un futuro, ed erano proprio gli stessi amministratori greci a incoraggiare l’emigrazione verso quei meravigliosi lidi tanto decantati da Omero, che potevano offrire lo sbocco di nuovi insediamenti umani e nuovi mercati che avrebbero potuto dare un maggiore sfogo al loro sempre più crescente sviluppo commerciale, all’ottima creatività artigianale e alla sapiente capacità nell’agricoltura che ormai nel loro originario ambiente, tutto quanto, era divenuto abbastanza ristretto.


 


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