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 domenica 1 marzo 2015

RECENSIONE

Alfonso Saya – Nino Scandurra, eroe della Fede e della Patria

di Annamaria Crisafulli Sartori


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Alfonso Saya, in occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale, con un suo opuscolo che porta il titolo Nino Scandurra, eroe della Fede e della Patria”, vuole rendere omaggio al concittadino caduto nella suddetta guerra e additarlo ai giovani d’oggi quale esempio di adesione ai più alti valori. Di questo giovane romettese, partito per il fronte nell’agosto del 1917, ferito a morte sul Monte Pertica e sepolto sul Monte Grappa, l’autore narra la vita con dovizia di particolari, ma soprattutto, ne delinea il carattere, la formazione religiosa, la disposizione alla preghiera e alla meditazione, la delicatezza d’animo, i suoi successi scolastici, i suoi punti fermi: Dio-Patria-Famiglia.

Soleva recarsi a pregare nella Chiesetta rupestre della Madonna della Scala – ci dice – e, trovandola chiusa, sostava in preghiera sui gradini. Riporta, poi, la lunga lettera inviata al padre, dal cappellano militare che assistetti negli ultimi istanti di vita di quest’anima eletta: “La sua morte edificante è per me un luminoso insegnamento e un degno esempio di Fede e di eroismo cristiano, il ricordo di quell’ora trascorsa insieme, di tutte le cose dette e, profondamente, sentite in quell’estremo momento, sul limitare del cielo, fra vita e morte, non passerà più dalla mia mente”. Una morte santa col pensiero rivolto al Cielo, ma anche alla famiglia. Consapevole del pericolo, aveva scritto al padre una lettera colma di affetto e di fiducia in Dio, che Alfonso Saya riporta, definendola, a ragione, “sublime testamento spirituale”: “Poiché non si sa, se e quando potremo rivederci e la mia vita terrena adesso, è maggiormente in pericolo, vi esorto tutti di aver fiducia nell’aiuto del Signore.

Vi esorto a pregare con costante, anzi… con crescente fervore e Fede Iddio e la sua Corte Celeste e in ultimo a rassegnarvi a qualunque cosa possa capitarmi”. Nino Scandurra, come tutti coloro che si sono immolati per la Patria, va ricordato, e bene ha fatto Alfonso Saya a raccontarne la vicenda toccante e lo sarà “ove sia santo e lacrimato il sangue/per la Patria versato, e finchè il Sole/ risplenderà sulle sciagure umane”.


 


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