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 martedì 17 febbraio 2015

CARNEVALE DI VIAREGGIO

La crisi economica tra ritmi e danze

di Tiziana Santoro


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La Festività di Carnevale sarà celebrata a Viareggio in tre successive serate, rispettivamente martedì grasso, domenica 22 e sabato 28 febbraio, in occasione delle quali si susseguiranno ben tre sfilate. Tra ritmi e danze, andrà in scena l’allegoria di un’Italia in crisi, che si destreggia tra istanze di rottamazione e retaggi di un malcostume che si protrae dalla crisi della seconda Repubblica ad oggi. Di scena sono, soprattutto, la crisi economica e le sue ripercussioni sulla popolazione. Il Carnevale 2015 è contraddistinto da un “riso amaro” che davanti alla fotografia del reale lascia ben poco spazio alla speranza e al sogno. Da Programma sono previsti ben 10 carri di prima categoria, 4 di seconda, 9 mascherate in gruppo e 10 isolate.

Se l’Italia in crisi è il soggetto principale, i protagonisti sono i personaggi politici del nostro tempo, tra cui Renzi, Berlusconi, Napolitano e la Merkel. La ricetta vincente poggia sull’esperienza dei maestri artigiani che, con cartapesta e colore, hanno dato vita alle loro idee, condendo tutto con musiche e danze goliardiche. Tra i carri più rappresentativi si sono distinti: Avanti piano, quasi indietro, di Avanzini Alessandro, che ha rappresentato l’Italia sottoforma di una tartaruga condotta da Renzi. Questa è nutrita dal presidente del Consiglio con una foglia d’insalata, cibo che allude alla ripresa economica tanto agognata dal popolo.

È da apprezzare Breschi Massimo con il carro Quello che non vorrei vedere, che ispirandosi ad un quadro di Arnaldo Galli ha denunciato l’abuso sui minori. Più complesso, ma altrettanto significativo, è il capolavoro di Gilbert Gabigre e Corinne Roger intitolato Il grande freddo: a fare da protagonista è ancora la crisi economica, ovvero la grande bufera che si abbatte sul popolo. A far da contrasto sono i politici corrotti che si scaldano al sole, mentre le illusioni sono rappresentate dentro carrelli come merci di scambio e di pronto acquisto. L’unico incoraggiamento arriva da Lombardi Carlo, autore del carro Non ci fossilizziamo, che ritrae l’Italia come un fossile, ma in movimento, pronto cioè a superare l’empasse e a riscattarsi.

Più rassegnati sono Luigi e Uberto Bonetti che mettono in scena uno stregone che fornisce amuleti per contrastare la congiuntura sfavorevole e si augurano che gli italiani possano svegliarsi dal brutto sogno e ritrovarsi in una realtà migliore. Malfatti Franco, invece, mette in scena la corruzione e rappresenta Pinocchio, simbolo dell’uomo senza volontà, intorno al quale danzano le tentazioni. Tra i carri più dissacranti impera Riformer, di Politi e Borri, che hanno creato un robot con la faccia di Renzi, il quale agisce da supereroe rottamando le Istituzioni e la Costituzione.

Più poetica l’ispirazione di Edoardo Caragioli, che celebra La grande bellezza e invita il pubblico a superare la perenne condizioni d’isolamento esistenziale, per cogliere il bello nelle piccole cose ed imparare a condividerle. La denuncia del malcostume politico è leggibile anche nelle opere di Jacopo Allegrucci, autore del Dolce è servito, che rimanda all’abbuffata dei potenti a danno dei più deboli e Emilio Cinquini che, con l’opera Tentami, rappresenta i vizi capitali sottoforma di tentacoli che intrappolano gli uomini delle istituzioni. Originalissimo il carro di Luciano Tomei, che con Decibel denuncia lo “sballo sonoro” e rappresenta sopra un grosso amplificatore i maggiori cantautori del secolo.

L’immagine allegorica rimanda all’incapacità dell’uomo di esprimersi e di dar voce alle proprie emozioni. Tra le maschere isolate si fa notare la rappresentazione di Bianchi Silvano che con l’opera Il Residente della Repubblica ha denunciato l’attaccamento dei politici ai privilegi. Sulla stessa linea si esprime Serra Davis con Tu vo’ fa Napolitano che ritrae Napolitano e Berlusconi con un unico corpo e due teste saldamente ancorati alla poltrona presidenziale. Anche quest’anno, la ciliegina sulla torta, che completa la secolare ricetta in cui si mescolano tradizione e innovazione, è data dall’affluenza, dalla partecipazione e dal gradimento del pubblico.


 


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