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 sabato 7 febbraio 2015

RECENSIONE

Giovanni Querci – “U carritteri”

di Alfonso Saya


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È questa una poesia che fa accendere la classica lampadina e fa ricordare, i poeti si richiamano alla poesia del Pascoli: “O carrettiere che dai neri monti vieni tranquillo e fosti nella notte/sotto ardui rupi, sopra aerei ponti…”. Il carrettiere è il simbolo della disponibilità dell’uomo alla gioia e all’illusione, della sua capacità di sognare e di mantenersi calmo e sereno anche in mezzo alle amarezze della vita. Questa capacità è tanto più vera quanto più si è semplici come lo sono gli umili e i fanciulli. Leggendola, ci si immedesima sulla figura del carrettiere e sembra di vederlo e di sentirlo cantare gli stornelli d’amore e rompere il silenzio: “nto cori di la notti”. I versi del poeta sono delle pennellate e, in essi, c’è tutta la sua anima vibrante di passione e di amore che descrive un’altra Sicilia, una Sicilia ancorata alla tradizione, “chi ridi sempri ca so bucca china di suli, cu l’occhi azzurri di sò celi e di so mari”. Con i suoi versi spontanei, immediati, pieni di lirismo che escono, davvero, dal cuore, innalza un inno alla nostra Sicilia che, per secoli come una sirena, ha incantato e continua a incantare i forestieri che l’anno scelta e ancor la scelgono, come un loro preferito itinerario, attratti dalla sua esotica bellezza, per fare “il pieno dei suoi profumi”.

Il Querci canta la sua Sicilia, una terra benedetta da Dio, schiusa a mille bellezze il cui simbolo è il famoso carretto siciliano con le sue sponde istoriate, il simbolo di una cultura, di una memoria intramontabile, dei bei tempi andati! Il poeta descrive l’immagine del carrettiere con “la madre lingua” che è la più vera, la più viva, la più efficace, la più comunicativa e la vediamo viva, palpitante, accompagnata dal rumore delle ruote del carretto e quello prodotto da quel “ciapp-ciapp” degli zoccoli del cavallo stanco e mezzo addormentato, stimolato dalla “zotta”. Gira la ruota della vita! Altri tempi – esclama, con tanta nostalgia, il poeta – .Non vede più passare per la sua strada e non sente più questi bellissimi versi, “nta notti la vuci so argintata, amica di la luna e di stiddi”. Il progresso ha lasciato a terra il carrettiere, gli ha tolto il pane dalla bocca, gli ha cancellato il canto che gli usciva dal cuore. Il carrettiere di oggi è il camionista, guida cavalli molto meno affidabili, non può addormentarsi al volante come il carrettiere del Pascoli che “sognava, ch’era di Natale, e udiva i suoni di una cennamella”, il sogno si trasformerebbe in tragedia. La cultura e i valori di cui era portatore sono vivi nei ricordi, sono una realtà . Il carrettiere – ripeto – è il simbolo della nostra bella Sicilia, ha profonde radici nella storia sempre vive nella memoria. Il canto del carrettiere rappresenta una delle espressioni più importanti della musica etnica siciliana. La poesia è risultata Vincitrice del primo Premio nella Sezione Dialettale nel Concorso nazionale, Fotografico e Poetico “Fotografando… Pensieri e Sussuri dell’Anima” di Spadafora (Me); gli ha consegnato il Premio il gen. Giuseppe Briguglio.

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