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 sabato 17 gennaio 2015

MESSINA

Il Classico nel Terzo Millennio

di Paola Saladino


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Non è certo banale, in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, chiedersi se sia ancora attuale studiare il mondo classico greco e latino. È quanto si è fatto nell’interessante convegno internazionale, organizzato a Messina dal Liceo Classico “La Farina”, “Il Classico nel Terzo Millennio” grazie in particolare alla preside Prestipino ed ai professori Arena, Savasta, Danzè ed Abbadessa, tenutosi nel salone della Camera di Commercio. Studiosi italiani, spagnoli, greci e francesi sono intervenuti portando le loro esperienze e le loro idee. Sicuramente fondamentale è stata la lectio magistralis del professore Francesco Sabatini, presidente onorario della Crusca e professore emerito dell’Università Roma Tre.

L’illustre linguista, aprendo i lavori, nel suo intervento ha evidenziato come il greco e il latino siano depositi di conoscenze acquisite in vari millenni in tutto il bacino del Mediterraneo e nei territori circostanti e come tra i concetti elaborati nel passato e quelli odierni vi sia continuità. Infatti le lingue attuali hanno ereditato da quelle del passato non solo le parole ma anche i concetti per cui, ha continuato Sabatini, al contrario di quanto si possa pensare tra umanesimo e scienza non vi è diaframma ed il mondo antico è l’antefatto di quello moderno che non esisterebbe senza di esso.

L’esimio studioso ha però anche sottolineato la necessità di ripensare il modo di insegnare il greco ed il latino e di introdurre anche nel liceo classico oltre alle lingue, veri cavi telefonici, il diritto, l’economia e l’informatica. L’importanza dello studio della classicità è stata ribadita anche dal professore Edoardo Bonicelli, biologo molecolare autodefinitosi mente scientifica e cuore letterario. Per Bonicelli il classico è il bello ed il bello è la chiave della cultura sia umanistica che scientifica. In definitiva dal convegno è emersa la necessità di dare ai giovani una visione complessiva della cultura superando lo iato che la società attuale ha creato tra teoria e pratica privilegiando quest’ultima; bisogna quindi che l’uomo di oggi recuperi una visione unitaria ed armonica di sé, degli altri e di tutto il Creato altrimenti sarà un uomo dimezzato nella sua umanità.


 


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