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 lunedì 1 dicembre 2014

MESSINA

Presentato il libro di Giuseppe Ruggeri “L’Ovale Perfetto”

di Domenica Timpano


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Un interessante e gradevole dialogo tra il dott. Matteo Allone, direttore del Centro Diurno “Camelot”, e l’Autore, dott. Giuseppe Ruggeri, dirigente medico dell’Asp 5, ha caratterizzato la Presentazione del libro “L’Ovale perfetto”, nel salone dei Cavalieri del Centro Diurno, sito nella Cittadella Sanitaria del Mandalari, alla presenza di un numeroso pubblico e dei ragazzi utenti del Centro. Il delitto “perfetto” di Marta Russo, la studentessa raggiunta da un proiettile mentre percorreva un vialetto all’interno della Città Universitaria “La Sapienza” di Roma, a tutt’oggi senza colpevoli, avvenuto il 9 maggio 1997, ha fornito lo spunto allo scrittore per dare vita a un romanzo giallo che prende avvio ed ispirazione da quell’evento tragico per poi proporre un’analisi della società e inoltrarsi nei meandri della psiche agitata da sentimenti contraddittori che rendono inquietudine all’animo umano.

Il dott. Matteo Allone ha presentato l’Autore e l’opera mettendo in evidenza i suoi tratti salienti, interrompendosi di tanto in tanto per chiedere approfondimenti, per interagire con l’Autore sui numerosi temi, di tipo sociale e psicologico, che sono emersi. Fra questi, quello della memoria collettiva, della sua importanza in una società che perdendola smarrisce anche ogni senso morale, quello delle zone d’ombra che coesistono nella vita, nei comportamenti, spesso ispirati dal male, e da una sorta di omertà di chi non vuole ricordare, che impedisce di fare emergere la verità inconsciamente celata. L’indagine sul delitto di Vera, una giovane uccisa mentre fa jogging nel parco, innesca una serie di interrogativi e numerosi spunti di riflessione sul perché di tanta gratuita indifferenza e cattiveria.

Tra i personaggi si distinguono, per la loro singolarità, Diane, sorella gemella omozigote di Vera, che percepisce l’anima della sorella e soffre terribilmente per il rapporto simbiotico che le unisce anche dopo la morte, che le rende un’unica persona, e poi Geremia, un ragazzo autistico che, sentito lo sparo, è costretto, con la sua natura che non ha paraventi, a interagire con un commissario “pasticcione” che non possiede la giusta sensibilità per guardare in profondità, che si ferma a ciò che appare, in netto contrasto con un ispettore che, per gradi, va alla ricerca della verità.

Un “giallo civile”, così viene definito il libro dallo stesso Autore che, come anticipato, partendo da un fatto realmente accaduto, narrato in forma letteraria, fa un’analisi attenta della società e un’analisi psicologica dei personaggi che si pongono alla ribalta alla ricerca di un’identità, di pirandelliana memoria. In evidenza, nel tessuto del romanzo, l’importanza del “guardare dentro gli occhi”, per carpire verità che si celano, per riconoscere il vero contenuto e significato di una risposta, l’identità più profonda dell’essere umano, il limite tra “quello che sembra” e “quello che è”.

La lettura, particolarmente apprezzata di alcuni brani dell’opera, da parte di Giovanni e Antonio, le domande acute poste dagli ospiti, hanno reso un valore aggiunto all’Incontro. Su un interrogativo che emerge nell’opera sulla felicità e su ciò che ne determina o allontana la realizzazione, su quanto valga il raggiungimento della perfezione o la realizzazione delle passioni, su come si dipana l’intera vicenda, sul finale inquietante, lasciamo ai lettori il piacere della scoperta.


 


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