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 venerdì 22 marzo 2013

RECENSIONI LIBRARIE

FERDINANDO TESTA – L’UNIVERSO RITROVATO

di Redazione


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La finalità principale del volume L’universo ritrovato, a cura di Ferdinando Testa, edizione Bonanno, è quella di mettere a confronto modelli teorici e clinici diversi nell’ambito della psicoterapia e della cura del disagio psichico per promuovere un dialogo tra voci e pensieri variegati: i cambiamenti storici e relazionali influiscono, fortemente, sulle nuove manifestazioni del disagio psichico e richiedono nuovi orizzonti ed approcci di studio e di applicazioni che partono dalla realtà empirica e non dalla rigidità dei modelli teorici. La riflessione che si apre, in questo volume, non è tanto quella di inseguire un’idea della creatività in senso metafisico o speculativo, ma come essere creativi, all’interno del proprio modello teorico e della propria equazione personale. Questo mi sembra un punto da cui si possono diramare le costellazioni dell’intreccio tra relazione terapeutica e creatività. Non aspiriamo ad essere o fare diventare i nostri pazienti, artisti, poeti, scrittori o inventori, ma ad un fare creativo che stimoli e tocchi la base poetica della mente, al di là della specificità delle teorie scientifiche dei singoli modelli terapeutici. La consapevolezza che nessun modello psicoterapeutico è depositario della verità, né peggiore o migliore di un’altro, deve servire da monito all’essere creativo del terapeuta, aprendo le porte all’autenticità della relazione hic et nunc nel presente, e nell’essere oggi al mondo.. questo mondo.

L’atto creativo, nell’ambito relazionale, diventa sempre un atto, contemporaneamente, simbolico e corporeo, immaginale e reale, dal momento che tocca la totalità della psiche dell’altro e di noi stessi, ma anche lo spazio che si crea all’interno del setting; una sorte di ponte simbolico che collega, unisce, getta un senso all’esistenza partendo dai vissuti, dalla storia clinica, dalle fantasie e dal presente di chi chiede relazione, ma anche stile creativo nel fare relazione.

Il romanzo dei nostri pazienti (ma portatori anche di frammenti del romanzo del mondo) è rimasto avvolto in una visione monoculare, i personaggi non danzano più con ‘Anima’ sulla scena del racconto e le trame hanno smarrito la linfa della ricerca, della curiosità istintiva della conoscenza e dell’apprendimento dall’esperienza nel presente.


Panebianco, dott. Carmelo

psicoterapeuta i.i.p.r., psicologo dirigente ASP 5 ME


 


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