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 martedì 16 settembre 2014

L’OPINIONE

L’intervista della “piccola” Chiara Leo a Rita Borsellino

di Chiara Leo


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La lettura del libro di Luigi Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni, mi ha invogliato a partecipare sempre di più alla lotta contro la mafia, “Cosa Nostra”. Quindi, ho iniziato a progettare un’intervista con Rita Borsellino, sorella di Paolo. Grazie a mia nonna Elena, sono riuscita a contattarla e mi ha dato un appuntamento telefonico durante una delle sue pause di europarlamentare. Mentre aspetto che mi risponda dall’altra parte del telefono, sono mega-super-emozionata, finché sento la voce serena, calda e rassicurante della signora Borsellino. Sono paralizzata e sento di svenire da un momento all’altro, però mi vinco e la saluto, ringraziandola per questo onore. Passo subito alle domande, ho troppa ansia di cominciare.

Cosa è cambiato a Palermo in questi ultimi 20 anni?

In questi ultimi 20 anni sembra quasi che non sia successo niente, ma in effetti stiamo continuando a fare questo esercizio di sempre maggiore consapevolezza: stabilire se stare dalla parte della legalità e della giustizia, o no. Ecco, questo è il principio che noi vogliamo affermare: vogliamo acquistare la coscienza e la piena consapevolezza che nell’operare la scelta, si deve riflettere per stare dalla parte della legalità”.

Cosa possono fare oggi i ragazzi nelle scuole e nella vita di tutti i giorni?

Mio fratello Paolo diceva: ‘Quando i giovani le negheranno il consenso, la mafia finirà’. Oggi i giovani sanno che la mafia è sopraffazione, violenza, assoggettare gli altri alla propria volontà: i giovani, oggi, sanno che la mafia è negativa e sanno anche che il suo mezzo di contrasto è il rispetto delle regole, degli altri e, quindi, di se stessi. Rispettando le regole si vive bene nella collettività. I ragazzi nelle scuole, come diceva Paolo, devono negare il loro consenso alla mafia: così la mafia finirà. Dico ai ragazzi e ai giovani di decidere se dare consenso o no alla mafia e per fare ciò, prima di tutto, la devono riconoscere. Borsellino e Falcone, sapendolo, non hanno dato consenso alla mafia, per lavorare al bene comune”.

Ci sarà un momento in cui non esisterà più la mafia?

Come diceva Giovanni Falcone: ‘La mafia è un fenomeno umano, che prima o poi morirà’. In effetti, tutti i fenomeni umani hanno un principio ed una fine e questo, come diceva Falcone, mi porta a pensare che la mafia, prima o poi, morirà”.

Come vive a Bruxelles il suo ruolo di oppositrice della mafia?

Il Parlamento europeo legifera. Io svolgo il mio lavoro di parlamentare europea per contribuire a fare le leggi. In Europa, non si aveva piena conoscenza del fenomeno mafioso, o meglio, si pensava che la mafia fosse un fenomeno circoscritto ad alcune precise regioni del Sud dell’Italia, quasi un fenomeno locale, da trattare e considerare come tale: in Europa, ho notato, non si discuteva affatto di mafia. Ecco perché ho profuso, subito, tutto il mio impegno politico nella direzione di fare capire, innanzitutto, che la mafia esiste dappertutto… e che interessa tutti. Ecco perché, soprattutto nel mio ruolo di europarlamentare, che scrive le leggi nel Parlamento europeo, ho voluto che si discutesse della mafia come fenomeno che investe tutta l’Europa e non solo piccoli, circoscritti e sfortunati territori o, come si credeva, solo piccole regioni del Sud, appunto. Il mio impegno è quello di fare le leggi per contrastarla: la mafia interessa… tutta l’Europa”.

Come possiamo riconoscere, noi bambini, la mafia?

Come ho detto prima, la mafia è prepotenza, sopraffazione. Già nella scuola il fenomeno mafioso lo si può riconoscere nel ‘bullismo’, che si manifesta sin da bambini. Proprio tra i banchi di scuola, purtroppo, spesso si notano atteggiamenti violenti, di assoggettamento di altri alla volontà di una o più persone: questi sono comportamenti mafiosi. Dobbiamo isolarli, per renderli più deboli, anche con l’aiuto degli adulti, degli insegnanti, dei genitori, delle istituzioni”.

La cultura, la conoscenza, può aiutare il contrasto al fenomeno mafioso?

La mafia è un fenomeno criminale e culturale negativo. Per contrastarla ci vuole una cultura positiva. Come ho detto prima, bisogna conoscere la mafia per contrastarla: così i magistrati combattono il fenomeno culturale e morale mafioso, attivando tutti gli strumenti della legalità e della giustizia. I giovani lo stanno capendo; come diceva Paolo: ‘Quando i giovani le negheranno il consenso, la mafia finirà’”.

L’intervista si conclude. Io mi sento orgogliosa di aver parlato con la signora Rita Borsellino. Durante l’intervista sono stata a mio agio, mi sembrava una conversazione normale, come quelle con la mia maestra. E la cosa che più mi ha stupito è stato il suo ringraziamento per l’intervista! Penso che sia una signora molto dolce e coraggiosa, come lo è stato suo fratello Paolo.


 


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