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 lunedì 20 giugno 2011

CRISI SOCIALE

CAMBIARE LA ROTTA PER EVITARE LA BANCAROTTA

di Mimì Donato


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Incapaci di capire il segnale lanciato dai referendum abbiamo bisogno di esempi concreti fatti da chi ci governa prima di creare la nuova finanziaria. Vogliamo vedere, nel concreto, la riduzione di due terzi dei costi della politica

La gente comune, prima di fare altri sacrifici imposti dalla prossima finanziaria, vuole vedere degli esempi concreti, esempi dati da chi ci governa, ma chiari e tali da giustificare altri balzelli da pagare con ulteriori aggravi sulle famiglie.

Fino ad oggi tutte le finanziarie non sono servite a far rientrare il debito pubblico, che in questo momento sta galoppando oltre ogni limite e previsione. Naturalmente, nel debito pubblico non sono considerati tutti i posticipi di pagamento, pensioni rimandate di anno in anno e tanti debiti (fatture da pagare) degli ultimi trimestri delle varie amministrazioni posticipati al successivo anno finanziario, per mancanza di liquidità, inserendo queste cambiali, o meglio debiti, il bilancio pubblico si avvicinerebbe più alla realtà con un allarmante e profondo ‘rosso’ modello Grecia.

Mentre da un lato l’amministrazione pubblica non assume (i tagli sono così asfissianti che non lasciano vivere), dall’altro non si capisce dove vadano a finire i soldi pubblici.

Limitati investimenti, niente assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, continuo rinvio dei pagamenti e, malgrado ciò, il debito pubblico, invece, di diminuire, aumenta.

Dove finiscono i soldi pubblici? È questa la domanda che, spesso, ci si pone. Forse nel buco nero della corruzione e del malcostume imperante. Un chiaro esempio è dato dalle consulenze che si continuano ad elargire ai tanti amici (malcostume che permette, impunemente, di sperperare soldi pubblici).

Le consulenze date a pioggia sono uno dei tanti chiari ed evidenti abusi di denaro pubblico, uno sfregio questo alle tante famiglie oneste che non riescono a pagare le bollette o le prestazioni sanitarie.

Ormai, si è perso il senso della misura in tutto, nel nominare i ministri, i sottosegretari, alla dimenticata riduzione del Senato e della Camera dei Deputati, alla soppressione delle province e, per finire, all’eliminazione di tutte le S.p.A. fasulle, create dalla politica solo per garantire stipendi agli amici di partito ‘trombati’, veri e propri stipendifici legalizzati.

La Grecia è dietro l’angolo e mentre loro s’insultano a vicenda, nello stesso tempo, non riescono ad auto alzarsi la mangiatoia. L’attuale sistema autoprotettivo li porterà ad un declino segnato, perché la gente comune senza nessuna sigla e colore capisce e si mobilita. Un chiaro segnale è stato dato dall’esito degli ultimi referendum.

Il disamore provoca l’evasione fiscale, per far pagare le tasse ad un popolo ci vuole coinvolgimento e partecipazione, la gente deve essere certa che i soldi pagati finiscano per servizi alla nazione e non per far crescere il disavanzo pubblico.

Un chiaro esempio l’ha dato la Germania, dopo l’unificazione avvenuta nel 1989. Quest’ultima ha avuto un momento di crisi che si è risolta, brillantemente, riuscendo a portare in vent’anni l’ex Germania dell’Est al passo con la parte occidentale. In questo caso lo spirito di nazione è venuto fuori e tutti hanno remato, anche controcorrente: infatti, oggi il paese può definirsi unito. Noi con il Sud non ci siamo riusciti in 150 anni.

Inoltre, per rialzare l’economia bisogna diminuire le tasse. Non è possibile che in uno stipendio lo Stato si porti via il 51% con sotterfugi vari, tasse, balzelli regionali, comunali e via dicendo. Alla fine si capisce che si lavora per l’azionista di maggioranza, cioè lo Stato.

Il costo reale dello Stato oggi si aggira sul 40% dell’attuale spesa pubblica, l’altro 30% serve come linfa vitale all’apparato “casta” e l’ultimo 30% se lo pappa la filiera della corruzione.

Prima che sia troppo tardi, c’è bisogno di un cambiamento generale e di un chiaro passo indietro della politica dei mestieranti, che non convincono più nessuno e, come si suol dire.. “il bue dice cornuto all’asino e tutte e due mangiano nella stessa mangiatoia”.

Gli attuali hanno fallito e lasceranno sulle spalle dei giovani un enorme debito pubblico e, allora, largo ai giovani quarantenni di oggi, volti nuovi ancora non inquinati da lacci e laccioli.


Coraggio venite fuori, rompete gli indugi e proponetevi per iniziare un cammino programmato che ci porti fuori dal guado attuale, con idee nuove e amore per l’Italia.


 


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