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 mercoledì 30 luglio 2014

LA POLEMICA

L’inchino della statua della Madonna ad Oppido Mamertina

di Alfonso Saya


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Dopo il caso della Processione della Statua della Madonna che ha destato scandalo ed ha fatto, farisaicamente, stracciare le vesti a tanti “benpensanti” per l’inchino che è stato fatto fare verso l’abitazione di un mafioso, sono state messe “all’indice” tutte le processioni che sono l’esternazione della devozione popolare anche se ci sono tanti fattori di ambiguità e di collusioni con “l’onorata società”.

Insomma, si coglie il pretesto, si strumentalizzano per abolirle e ferire la sensibilità religiosa popolare che affonda le radici nella Tradizione che è sacra perché si trasmette di generazione in generazione ed è un veicolo di Fede e di una concezione cristiana della vita. Basti considerare la grande devozione dei Messinesi verso la Madonna della Lettera, la “Perpetua Protettrice”, e dei Catenesi verso Sant’Agata, la “Santuzza” che si esprime nella processione che è, a prescindere, si dica quel che si vuole, una grande manifestazione di Fede.

Le infiltrazioni mafiose non giustificano, per niente, la loro “messa all’indice”, la cui abolizione sarebbe un errore deleterio, un “colpo mortale” – ripeto – alla tradizione che è l’anima della devozione e della religiosità popolare. Sarebbe come se, a causa dei preti pedofili e se ne parla tanto ed è chiaro dove si vuole arrivare, si dovesse vietare il rapporto educativo con i ragazzi a tutti i sacerdoti e l’insegnamento della Dottrina cristiana, del Catechismo. Si vuole fare di tutta l’erba un fascio e sarebbe controproducente, una sonora sconfitta della Chiesa che dovrebbe controllare, per tagliare la testa al toro, i Comitati, le Associazioni che presiedono e organizzano le Feste.

Non bisogna, dunque, stracciarsi – come dicevo – “farisaicamente” le vesti, perché se esiste la malavita, la cosiddetta “onorata società”, la colpa di chi è? È ovvia la risposta. La colpa è dell’ingiustizia sociale, della concezione “sporca” della politica che non persegue il bene comune, ma – al dire di Guicciardini – “il suo particulare”. Le condanne, la “messa all’indice” non bastano, non risolvono i problemi dell’umanità che sono di natura etica. Alla base di ogni decadenza vi è una decadenza morale! Bisogna risolvere, quindi, i problemi alla radice! Le condanne lasciano il tempo che trovano. Siamo in piena, paurosa “emergenza educativa” – al dire dell’emerito Papa Benedetto XVI – bisogna mettere al centro l’uomo e non “il mercato”.



 


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