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 giovedì 26 giugno 2014

FREGOLA FILOLOGICA

Il Padre Nostro non si tocca!

di Alfonso Saya


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Il Padre Nostro, la preghiera delle preghiere insegnataci da Gesù, si dice, enfaticamente, che subirà una modifica, una svolta storica.

È falso! Tanto rumore per nulla! Si tratta di sostituire la frase contestata, “non c’indurre in tentazione” con un’altra, “non abbandonarci”. Dire l’una o l’altra frase è la medesima cosa! “Indurre” deriva dal latino “inducere” che significa “non c’indurre”, non permettere di cadere nel male, nel peccato.

Benedetto XVI ha scritto: “Con essa diciamo: Se tu decidi di sottopormi a queste prove, se... dài un po’ di mano libera al Maligno...”. Io non vedo la differenza, si vuol vedere il pelo nell’uovo. È questa – al dire il vero – una manipolazione, per non dire un “attentato”, alla sublime preghiera di Gesù, peraltro, sulla base di un’ipotetica versione ebraica di cui non esiste documento.

È ovvio, Dio è misericordioso, è Amore infinito, ma non si comprende che Egli solo è Dio ed il demonio non è un Dio del male, ma una sua creatura, cui Lui permette di agire per metterci alla prova, che dipende dal libero arbitrio dell’uomo. Sant’Agostino, dottore della Chiesa, dice a tal proposito: “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te”. I Santi, basti ricordare Padre Pio, sono stati messi alla prova, hanno subito tante vessazioni da parte del diavolo, che è una creatura di Dio, era l’angelo più bello (Lucifero).

Per dirimere la vexata questio, a prescindere dai teologi e dai filologi, non c’era bisogno che si scomodassero e criticassero “la faciloneria di una tradizione superficiale che si è tramandata, per secoli, fino ai nostri giorni. Bastano le parole finali del Padre Nostro: Liberaci dal Maligno”. Si è innalzato un polverone mediatico che non doveva essere raccolto, non doveva “indurre in tentazione”. Anche perché il gesto è ben poco ecumenico, dato che le altre confessioni cristiane hanno mantenuto la traduzione che adesso, dopo duemila anni, si ritiene scorretta. Bisogna pensare, piuttosto, al vero cambiamento, bisogna cercare di fare la politica del Padre Nostro al dire di San Luigi Orione.


 


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