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 sabato 24 maggio 2014

ISTAT

Serve il “crimine” per far crescere il Paese

di Redazione


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A partire dall’anno in corso, tutti i Paesi della Comunità Europea calcoleranno anche le attività illegali, nella regola di contabilità, per determinare il PIL (Prodotto interno lordo).

Questo porterebbe le stime di produttività del nostro Paese al rialzo di almeno 1 o 2 punti percentuali.

L’Istat riconosce come la misurazione delle attività illegali sia “molto difficile, per l’ovvia ragione – spiega – che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni”. “Ecco che – aggiunge – allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i Paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)”.

Le ultime stime dedicate risalgono al 2008 e indicano come il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro.

Il peso dell’economia sommersa è, quindi, stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.

Insorgono le associazioni di categoria a tutela dei consumatori, che ritengono la novità come “Una trovata di cattivo gusto che eleva le attività illegali, in mano alle mafie, al rango di produttrici di ricchezza nazionale”.


 


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