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 lunedì 5 maggio 2014

DISOCCUPAZIONE

Primo maggio: la festa del lavoro che non c’è

di Domenica Timpano


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In occasione della Festa del Lavoro, celebrata il primo maggio, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha focalizzato, ancora una volta, la sua attenzione sui giovani per i quali ha chiesto misure urgenti per creare posti di lavoro. Gli hanno fatto eco alcuni esponenti politici e i sindacalisti.

Tutti d’accordo che non si può più aspettare. Che è necessario agire per la crescita, far sì che l’indice di disoccupazione, salito a livelli vertiginosi, possa ridursi. Ma al momento, nonostante i sacrifici imposti, non si vedono risultati apprezzabili.

Si riscontrano, invece, ancora e a perenne vergogna, gli esodati, un numero infinito di precari e di giovani in attesa. E si contano ancora i suicidi, tanti!

Il governo non pensi che si possa continuare, com’è stato fatto in questi anni, con una politica che scarica i costi sui lavoratori e sui pensionati, che non ha creato posti di lavoro e che continua a impoverire il Paese” – ha detto la leader della Cgil, Susanna Camusso, da Pordenone.

Cambiare marcia per salvare il Paese e promuovere la crescita è un imperativo, quello che tutti hanno chiesto, a gran voce, al Governo. In un clima piuttosto agitato, non sono mancati i tafferugli e alcuni feriti.

Anche durante la parata degli artisti che si sono esibiti sul palco di Piazza San Giovanni, a Roma, per il concertone dell’1 maggio, non sono mancati i messaggi lanciati alle istituzioni. “Vi chiedo un minuto di silenzio da dedicare a chi è morto sul lavoro, a chi è ricattato per il lavoro, ai lavoratori della cultura, che solo in Italia non dà da mangiare, ai disoccupati, ai lavoratori di Piombino, di Porto Marghera, dell’Ilva di Taranto, del Sulcis. Un minuto per Mancini, il poliziotto morto per fare il suo dovere e per scoprire nella Terra dei Fuochi i veleni che venivano interrati. Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo il lavoro” – ha detto il rocker Piero Pelù che ha continuato, suscitando un vespaio di polemiche – “il non eletto, ovvero il boy scout di Licio Gelli, deve capire che in Italia abbiamo un nemico interno, la disoccupazione, la corruzione, il voto di scambio, la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra. La nostra è una guerra interna, il nemico è dentro di noi, forse siamo noi stessi”.


 


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