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 sabato 12 aprile 2014

CITTADINANZA EUROPEA

Europa: l’Unione delle diversità

di Valentina Sturiale


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La “cittadinanza europea” si potrebbe considerare come il frutto di un contratto sociale europeo cui tutti i cittadini degli Stati membri, di comune accordo, hanno dato vita. Tuttavia, sembra impossibile condividere due identità nazionali: non ci si può sentire Italiani, Francesi, Spagnoli e, allo stesso tempo, anche Europei, perché spesso gli interessi del singolo Stato non coincidono con quelli dell’Unione dei restanti Paesi. Che cosa, dunque, è utile a una Nazione e all’Europa nella sua interezza? “Non nobis solum nati sumus” (“Non siamo nati solo per noi stessi”, Cicerone, De officis). Il pensiero è ripreso da Montesquieu che affermava: “Se sapessi una cosa utile alla mia nazione, ma che fosse dannosa per un’altra, non la proporrei al mio principe, poiché sono un uomo prima di essere un francese o, meglio, perché io sono, necessariamente, un uomo, mentre sono francese solo per combinazione”.

Per far comprendere meglio il concetto d’identità si può citare un paradosso famoso, quello della nave di Teseo, conservata nel corso degli anni, sostituendone le parti che si deterioravano. Quando tutte le parti erano state sostituite, la nave mantenne la sua forma originaria. Ora, se la nave è stata, completamente, sostituita, ma allo stesso tempo è rimasta uguale, l’entità, modificata nella sostanza, ma senza variazioni nella forma, ci si chiede se si possa definire la stessa o solo qualcosa che le somiglia. Questo paradosso aderisce, perfettamente, alla situazione Europea degli ultimi decenni. Nell’Arte del Romanzo, Milan Kundera definisce l’europeo come un nostalgico di un’Europa che non esiste più, ma è ancora ciò che ci lega. Naturalmente, non sempre possiamo parlare di “tradizioni europee” comuni, poiché l’Europa comprende più Stati, con culture molto diverse tra loro, spesso in competizione. Culture che, tuttavia, sono nate da un unico progenitore: la Grecia.

La parola “Europa” deriva proprio da un mito della tradizione greca: la principessa Europa, figlia del re dei Fenici, che venne rapita da Zeus, sotto forma di toro, e trasportata fino all’isola di Creta, dove generò tre figli, tra i quali Minosse, re di Creta. Adesso tuttavia, la situazione è valutata diversamente. Viviamo in un mondo, dove si guarda al pratico, all’utile, alle leggi del mercato. Ma non si può valutare un Paese solo dalla sua economia, non tener conto di altre dimensioni, come la qualità di vita, l’accesso all’istruzione e alle cure, l’esistenza di uno stato di diritto e, soprattutto, l’arte, la storia e la cultura. Non si può pensare a un’Europa senza Grecia, senza Italia, o senza Spagna. L’Europa è uno spazio in cui più Paesi e più persone si confrontano non solo sul piano economico, ma anche culturale. Riprendendo il paradosso della nave, si può dire che dobbiamo tradire la forma per mantenere intatta la sostanza. La grande innovazione della civiltà latina è stata la capacità di saper inglobare i propri nemici, invece di distruggerli. Allo stesso modo, l’Europa deve conservare l’identità culturale dei singoli Stati. Non si può pensare di unificare, per esempio, la lingua in tutta Europa, cancellando con un colpo di spugna le restanti lingue e letterature. La bellezza dell’Europa sta nella sua diversità, che non la divide, ma la completa. Esisterebbe un’Italia che non può leggere Dante? Una Spagna che non può leggere Cervantes? L’Europa costituisce l’unione delle diversità.


 


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