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 giovedì 5 luglio 2012

SALUTE E BENESSERE

STALKING: CONOSCERLO PER DIFENDERSI

di Ester Miano


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Prima dell’entrata in vigore del D.L. 23 febbraio 11/2009 il fenomeno dello stalking era perseguito contestando il reato di violenza privata aggravata (art. 81 610 61, nn.1 e 5, c.p.) e/o maltrattamenti in famiglia (art. 572, c.p.) e/o molestie (art. 660, c.p.). Mancavano, però, strumenti ad hoc che consentissero un’immediata tutela della vittima.

L’art. 612/bis c.p. contempla la norma punita: “Chiunque con condotte reiterate minaccia o molestia taluno sì da cagionare perdurante e grave stato d’ansia o di paura, ovvero timore fondato per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o persona al medesimo legato”.

Ma vediamo la definizione di stalker. “Predatore che segue furtivamente e ostinatamente una vittima in base ad un criterio specifico e adotta una condotta tendente a provocare afflizione emotiva e, altresì, il ragionevole timore di essere uccisa o subire lesioni fisiche o che adotta una condotta continuata volontaria e premeditata consistente nel seguire e molestare un’altra persona” (manuale di classificazione dell’F.B.I).

A sua volta, il termine stalk deriva dalla caccia il cui significato è “fare la posta”.

Sia gli stalker che le vittime sono più anziani dei criminali e in genere delle vittime. Di solito la fascia d’età è compresa tra 40 e 50 anni.

Solitamente, hanno precedenti criminali psichiatrici o di abuso di sostanze stupefacenti. Possono soffrire di disordini mentali come dipendenze da alcol e droghe, disturbi dell’umore o schizofrenia o disturbi cosiddetti dell’asse primo.

Gli stalkers possono soffrire anche di disturbi dell’asse due: disordine/paranoie di personalità e disordine di personalità dipendente.

Perché si possa parlare di stalking occorre: che lo stalker agisca nei confronti di persona designata; che la vittima subisca la persecuzione dello stalker che lo pongono in stato di allerta e stress psicologico legato sia alla sgradevolezza di tali comportamenti che all’angoscia connessa alla paura per la propria incolumità fisica.

La condotta assunta si manifesta attraverso una serie di atti basati sulla comunicazione e/o sul contatto caratterizzati sempre da ripetizione, insistenza ed intrusività. Tra le comunicazioni intrusive indirette (comportamenti che trasmettono messaggi riguardanti stati affettivi) annoveriamo:

Telefonate; sms; lettere; fax; e-mail; biglietti; scritte sui muri; inserzioni sui giornali, o su internet; invio di fiori o altri doni; pagamento di ricariche telefoniche.

Comportamenti caratteristici delle molestie sono: iperintimità, pedinamento, invasione (come intrusioni o furti in casa); pedinamento e intrusioni svolti da un terzo; coercizione e costrizione; aggressione rivolta alla vittima (violenza sessuale, omicidio).

Mullen (1999) ha operato una classificazione che tiene conto sia della motivazione dominante che spinge il persecutore alla “caccia” e il contesto in cui la esercita. Ha, pertanto, identificato 5 tipologie di stalker: il respinto; il risentito; il bisognoso d’affetto; il corteggiatore incompetente; il predatore.

Il recupero dello stalker dipende molto dalla gravità della sua fissazione. In alcuni casi, meno del 10%, è l’espressione di una psicosi e come tale va curata.

Quando il disturbo è meno grave una psicoterapia può aiutare lo stalker a vedere più chiaro in sé a imparare modi di comunicazione più efficaci e superare un malessere che è esistenziale e relazionale.

Figura della vittima: 1. Ex intimi; 2. Vittima per professione (appartiene alle professioni cosiddette d’aiuto: medici, psicologi, infermieri, avvocati). In questi casi l’offerta di aiuto può essere confusa con gesto d’interessamento; 3. Vittima per lavoro: da superiore in caso di mobbing verticale o di colleghi in caso di mobbing orizzontale; 4. Vittima mediatica: personaggi pubblici di cui lo stalker è fan; 5. Vittima conoscente; 6. Sconosciuti.

Effetti sulla vittima – Alcuni tipi di stalking sono tollerabili, gestibili e si risolvono in un lasso di tempo ragionevole, altri, invece, sono violenti, distruttivi e possono dar luogo a ferite psicologiche profonde, divenendo vere e proprie sindromi da disordine post-traumatico da stress, generando nella vittima stati persistenti d’insicurezza e paura, incubi, flashback intrusivi i cui contenuti sono le minacce, gli inseguimenti e gli attacchi subiti.

Segni premonitori – Non sempre si riesce ad individuare con certezza la presenza di segni
premonitori. Tuttavia, dietro la possessività, la dipendenza, l’ipersensibilità, la gelosia e gli improvvisi sbalzi d’umore (oscillazioni tra una totale devozione e un rifiuto distruttivo) può nascondersi un potenziale persecutore.

A livello di prevenzione – Il passaggio da molestie indirette a quelle dirette indicano un passaggio all’atto molto pericoloso.

A livello criminologico – L’Osservatorio Nazionale Stalking ha accertato che nel triennio 2003/2005 il 10% degli omicidi dolosi in Italia hanno avuto come prologo atti riconducibili allo stalking.

Vorrei concludere con una citazione significativa:

In una giornata d’inverno i porcospini pieni di freddo si strinsero l’uno contro l’altro per
riscaldarsi, ma si accorsero di pungersi reciprocamente con gli aculei. Allora si separarono e sentirono freddo. Prova e riprova, i porcospini riuscirono a trovare la giusta distanza che consentiva loro di scambiarsi un pò di calore senza pungersi troppo
” – A. Schopenhauer


Miano, dott. Ester - Master criminologia specializzazione in Stalking tra psicologia e diritto


 


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