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 martedì 4 marzo 2014

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Il bene comune della fede

di Redazione


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Da qualche tempo, nel mio quartiere di Bucalo-Sparagonà che è sito nel comune di Santa Teresa Riva in provincia di Messina, sono venute a mancare diverse persone, autentici testimoni di fede, carmelitani perlopiù e assidui nella partecipazione quotidiana della messa. Per quello che ho potuto constatare, purtroppo, né i figli né i nipoti hanno mantenuto la stessa fede, anzi rimangono ai margini della chiesa e si fanno presenti solo per le ricorrenze e le feste principali. Tutto questo mi ha fatto riflettere e, con uno sguardo globale sulla nostra piccola comunità, ho la percezione che siamo diventati più indigenti, mancanti e bisognosi di un bene che dà forza, anima e sostiene la vita sociale. Ripensando all'atteggiamento costante e puntuale della preghiera, all’appuntamento giornaliero con la mensa eucaristica, al rispetto del prossimo che quelle persone esercitavano, continuamente, vivendo secondo Dio, mi pare si possa ipotizzare che la loro perdita abbia indebolito il tessuto sociale e determinato la disgregazione e l’isolamento nel paese.

Da qui si può anche notare l’incremento dei problemi relativi al lavoro, alla famiglia, ai giovani con danni rilevanti sul piano della salute, dell’economia e della relazione. Mi viene in mente quando il profeta Isaia (65,16) ritiene che l’uomo di fede poggia sul Dio fedele e, diventando egli stesso saldo, procura solidità e stabilità alla città dell’uomo. La fede, infatti, rivela quanto possano essere saldi i vincoli tra gli uomini, quando Dio si rende presente in mezzo ad essi. Non evoca soltanto una solidità interiore, una convinzione stabile del credente; la fede illumina anche i rapporti tra gli uomini, perché nasce dall’amore e segue la dinamica dell’amore di Dio. Il Dio affidabile dona agli uomini una città affidabile.

In virtù del legame con l’amore, la luce della fede si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace, è in grado di valorizzare la ricchezza delle relazioni umane, la loro capacità di mantenersi, di essere affidabili, di arricchire la vita comune. La fede porta alla comprensione della struttura dei rapporti umani, perché ne coglie il fondamento ultimo ed il destino definitivo in Dio, nel suo amore, e così illumina l’attività edificante, divenendo un servizio al bene comune.

Così, possiamo affermare che la fede è un bene per tutti, è un bene comune, la sua luce non illumina solo l’interno della chiesa, né serve, unicamente, a costruire una città eterna nell’al di là; essa ci aiuta a edificare le nostre società, in modo che camminino verso un futuro di speranza.

Lettera firmata da Santo Trimarchi


 


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