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 mercoledì 19 febbraio 2014

LA CASA CHE RENDE FOLLI

Consigli semi-seri su come affrontare la burocrazia

di Salvatore Anzà


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I “folli” di questa nostra storia non sono di certo quelli cari a Basaglia, ma sono coloro che hanno, almeno una volta, visitato un palazzo dell’amministrazione pubblica, cioè tutti quei cittadini che, proprio come Asterix e Obelix, sono costretti ad affrontare la “settima prova”, cioè quella che costringe i due galli a recuperare un fantomatico, quanto inesistente documento. Perciò, se da un lato sembra la meno ardua tra le dodici prove, dall’altro, invece, li fa arrivare ad affrontare la burocrazia romana, ben più pericolosa di un’intera legione.

Perciò, ogni volta che cerchiamo un “lasciapassare A38”, presso “la casa che rende folli”, inizia un’infinità di rimandi e formulari, una sfilza di dipendenti con cui parlare e di uffici da trovare.

Tutto questo ci porta, se non proprio alla pazzia, quantomeno sull’orlo di una crisi di nervi.

Secondo le ultime stime dell’Unione Europea, l’Italia è tra i Paesi peggiori per efficienza nella pubblica amministrazione. Addirittura, siamo al 23° posto tra i 28 Paesi dell’Unione europea!

I problemi maggiori riguardano la lentezza della Giustizia e la macchinosità della burocrazia che diventa un freno a mano tirato per le imprese già esistenti ed un muro di gomma sul quale si scontrano le nuove iniziative imprenditoriali. Tutto ciò, secondo la Confindustria, comporta, addirittura, la perdita del 2% del Pil e secondo le stime della Commissione europea in Italia le imprese sono costrette ad affrontare ben 52 adempimenti fiscali, tutto ciò a discapito della produzione e, di conseguenza, dei lavoratori.

Peggio, se mai è possibile, lo si riscontra sul fronte giudiziario. Basti pensare che per una causa civile si calcolano una media di sei anni per arrivare alla fine del secondo grado di giudizio.

Per non parlare poi della carenza, ormai fisiologica, di magistrati e di strutture. Da una recente valutazione della Commissione europea la performance della pubblica amministrazione italiana è equiparata a quella della Grecia, della Bulgaria e della Romania, cioè le più scadenti e farraginose in Europa.

Insomma, se questa è la macrosituazione a livello locale il cittadino si scontra, quotidianamente, con il burocratese e poche sono le armi con le quali può difendersi. Tra queste mi sento di consigliarne tre: la prima è avere tanta, ma tanta pazienza; in secondo luogo bisogna sempre protestare, anche con veemenza ed anche se si è in torto; infine, dotare la propria biblioteca del fondamentale dizionario burocratese-italiano.

Un esempio su tutti cercate la parola “Istruttoria”; traduzione dal burocratese in italiano: “attività svolta da un ufficio della Pubblica Amministrazione per raccogliere le informazioni necessarie a decidere una determinata questione”. Traduzione dall’italiano all’italiano corrente: “tempi di attesa per una risposta concreta da sei mesi a… non si sa quando”.

Infine, ricordate sempre le parole con le quali Lord Samuel descrisse la burocrazia: “una difficoltà per ogni soluzione”.


 


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