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 martedì 14 gennaio 2014

PENSIERI IN LIBERTÀ

Senti chi parla

di Domenica Timpano


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Mi chiamo Roger e sono un cane, così almeno dicono gli esperti. Il nome mi è stato imposto alla nascita, ma mi è andata bene, perché è carino e anche famoso in tv, dove in una... ehmm... fiction americana (mi s’imbroglia la lingua con queste parole straniere!), che spopola tra le signore, c’è un mio omonimo.


I miei genitori, di razza Chihuahua, che mi hanno messo al mondo (non faccio per vantarmi), sono… o erano… (ne ho perso le tracce, da qualche tempo) esemplari importanti: Kelly del Pasador e Uran dei Guappi. Capirete che ne ho abbastanza per sentirmi una personalità di spicco nel mondo degli animali. Ma ho altri genitori, diciamo... adottivi, appartenenti al genere umano, dai quali, credetemi, io sono amato e vezzeggiato come un bambino. Il mio papi, che non voleva saperne di adozione, i primi tempi mi sgridava. Adesso, dipende quasi da me e mi cerca e mi custodisce ed è geloso, persino, se lo trascuro per la mamma, che è il mio rifugio, e gli altri componenti della famiglia che per me stravedono. Come io, beninteso, stravedo per loro! Per questo, soffro maledettamente quando vanno fuori per fare shopping (altro imbroglio di lingua e... di tasca, per loro!) o a trovare gli amici o all’università. Solo come un “cane” (embè… allora sì, davvero!), ad aspettare dietro la porta, in attesa di sentire il rumore della macchina, o il rumore dell’ascensore… non è bello. Mi passa persino la fame, mi vengono attacchi di panico, di paura immotivata, che non tornino più da me. L’attesa però, credetemi, è ricompensata da una gioia grande quanto un osso di elefante, al loro rientro.


La mamma, per farsi perdonare, non la smette più di farmi le coccole e di ripetermi “piccolino mio... bello… gigiolino… vieni che ti prendo in braccio!”. E come lei tutti gli altri.


Quasi mi fanno stancare a girare loro intorno, a dimenare senza tregua la mia minuscola coda per fare capire che non è stata poi la fine del mondo!


Diamine, stare su con le zampette che si fanno sempre più fragili, per ricambiare loro “la festa”, non è roba da poco!


Eh sì, carissimi! Sono un cane, e fortunato per giunta, ma sono vecchietto, perché il prossimo mese compirò 18 anni e nessuno può sapere quanti giorni felici il buon Dio mi regalerà ancora.


Scusatemi, ora se vi lascio, la mamma insiste per portarmi dal dottore, pardon dottoressa (non lo dite in giro, ma poveretta, è innamorata pazza di me!) per una tosse che mi sta dando fastidio.


Ci sentiremo, comunque… a presto!


 


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