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 lunedì 2 dicembre 2013

INSEGNAMENTO SCOLASTICO

L’educazione allo stupore

di Alfonso Saya


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La crisi esistenziale che affligge l’uomo è la conseguenza della mancanza di sensibilità. L’uomo non è più capace di meravigliarsi, di essere afferrato, preso dallo stupore; non si apre alla natura, al cui contatto diretto non potrebbe non sentirsi preso dallo stupore, non si apre agli altri, è chiuso nel proprio egoismo, nei propri piccoli interessi, la sua vita è circoscritta nella superficialità e nella banalità. Si evince, quindi, l’esigenza di educare i giovani “allo stupore”, di stimolarli agli interessi esistenziali, alle esperienze vitali, affinché possono essere colpiti nella loro sfera intima e personale, nel loro nucleo centrale e si schiuda loro il senso della vita.

Questo il limite grave della didattica, dell’insegnamento. Sfugge, così, al giovane, un aspetto e una dimensione indispensabile per la sua formazione umana e per la comprensione religiosa. È questa la lacuna in cui si deve ricercare la radice profonda della crisi esistenziale in cui si dibatte l’uomo. Il giovane riceve, così, un’educazione superficiale che prescinde dall’aspetto trascendente, essenziale, meraviglioso della realtà, ma egli non se ne rende conto, per niente, e si illude, dall’apparenza, di conoscere. Come si può educare allo stupore? Presentando le cose al ragazzo, in modo tale da far cogliere l’aspetto misterioso, incomprensibile ed accendere lo stupore, l’ammirazione, l’entusiasmo, invece di spegnerli presentando le cose o insegnando con indifferenza e superficialità. È questo, purtroppo, il delitto che commette la scuola ed ecco, come risultato e conseguenza, il disprezzo, la noncuranza, la mancanza di rispetto per la natura, la sua anarchia spirituale. Il giovane crede di essere il padrone del mondo e, con iattanza, si crede in diritto di poterlo sfruttare a suo piacimento, saccheggiare perché non sa, non comprende la dimensione profonda che trascende la parte apparente e transeunte.

Bisogna, quindi, educare allo stupore e far capire ai giovani che il mondo si presenta in duplice aspetto: da una parte è subordinato all’uomo che può sfruttarlo e assoggettarlo, dall’altra è superiore e l’uomo non si può separare dalla natura, è intimamente congiunto. Stupore e meraviglia sono le condizioni indispensabili, specialmente, nell’età critica in cui i ragazzi si formano ed elaborano la propria visione del mondo. Dallo stupore alla comprensione di ciò che sta al di là della realtà visibile.


 


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