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 venerdì 13 settembre 2013

IL MARE IN EVOLUZIONE

Le Alghe della famiglia delle Caulerpe

di Salvatore Campolo


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In principio ce n’era una sola, la Caulerpa nostrana, nome scientifico (Caulerpa prolifera), più comune al sud, più rara al nord, insediata su fondali detritici, spesso dove (per ragioni naturali o per azioni dell’uomo) la prateria di Posidonia è in regressione. Poi, nel 1984, arrivò la prima segnalazione che una nuova Caulerpa di origine tropicale, Caulerpa taxifolia, aveva occupato pochi metri quadri di fondale sotto l’acquario di Monaco.

Trascorsi oltre 20 anni di progetti internazionali e di divisione nel mondo scientifico, Caulerpa taxifolia ricopre già 12.000 ettari di fondale in 5 paesi del Mediterraneo: l’ultima segnalazione è del suo arrivo in Sardegna, mentre si è già spinta fino alla costa americana del Pacifico e, perfino, in Australia. C’e ben poco di naturale in tutto ciò, non solo perché è ormai certo che Caulerpa Taxifolia sia sfuggita dalle vasche dell’acquario di Monaco, ma soprattutto perché essa è ben diversa da quella che s’incontra nel suo ambiente di origine. Insensibile alla temperatura ed alla profondità (si adatta a qualsiasi substrato), non ha praticamente concorrenti. È un “alieno” generato attraverso le selezioni in acquario e forse per l’esposizione ai raggi ultravioletti.

Il colmo è che la sua vendita per l’uso in acquario non è stata ancora vietata. Ma l’invasione delle caulerpe ha anche altri protagonisti, naturali questa volta. Oltre alla Caulerpa racemosa, di cui stupisce l’aggressività su fondali profondi e con scarsa illuminazione, dove forma una copertura totale, nel bacino orientale si affacciano altre due specie di Caulerpa scappelliformis e Caulerpa mexicana. Forse c’è anche una sesta specie di classificazione incerta: Caulerpa ollivieri.

Che il cambiamento non riguardi solo “nuova” comunicazione con il Mar Rosso è dimostrato dall’aumento considerevole di specie atlantiche che si stanno insediando anche nelle porzioni centrali del Mediterraneo.

Non si tratta solo di pesci come il pesce pappagallo, o il pesce balestra o i barracuda che vivono anche in atlantico, ma conosciuti da sempre nel Mediterraneo: la novità è che oggi essi si rinvengono sempre più numerosi a settentrione.

Vi sono anche specie nuove che si stanno espandendo con incredibile velocità. È il caso di un piccolo scorfano (Scorpaena maderensis): fino a poco tempo fa nemmeno contemplato tra i pesci della fauna Italiana, e divenuto comune in Sicilia e in Sardegna.

Dall’atlantico stanno insediandosi altre specie nuove come il pesce Palla e la Ricciola fasciata.

C’è poi la schiera degli invertebrati atlantici che sta aumentando rapidamente. A Lampedusa ed in Sardegna è relativamente recente l’arrivo di un piccolo granchio corridore, che viene dalle coste americane ed è perfettamente acclimatato sulle scogliere e anche sulle strutture portuali. Lampedusa sembra fungere da luogo di sbarco privilegiato per le nuove specie: è recentissimo l’avvistamento di una nuova specie di lepre di mare (Aplysia dactylomela) di origine circumtropicale.

Molte nuove specie non arrivano da sole con le correnti, ma sono diretta conseguenza delle attività umane: una ricerca condotta negli Stati Uniti ha individuato, nelle acque di zavorra di ogni petroliera giapponese che attracca ai porti della costa occidentale, una media di 350 specie estranee alla flora ed alla fauna locale.

Anche nel Mediterraneo sono le navi a portare nuovi organismi: è il caso di una madrepora atlantica, Oculina patagonica, perfettamente acclimatata nelle acque liguri.

Se la madrepora non ha creato problemi, altrettanto non si può dire dello Ctenoforo, importato accidentalmente in Mar Nero e divenuto una minaccia per uova e larve di pesce azzurro, determinando un crollo delle popolazioni locali di molte specie ittiche.

Vi sono poi specie introdotte per scopi economici che hanno rapidamente soppiantato quelle locali, mettendone in crisi le popolazioni. Il caso più noto è l’introduzione in Alto Adriatico della vongola Giapponese, che ha tassi di sopravvivenza e di crescita di gran lunga superiori alla locale vongola verace.

Il Mediterraneo continua a mostrare repentine trasformazioni e straordinaria capacità di adattamento e si parla di tropicalizzazione, per l’aumento delle temperature medie, a cui si fanno risalire fenomeni molto diversi tra loro.

IL cambiamento globale del clima, legato all’effetto serra, che in terra produce un’espansione dei processi di desertificazione, sta trasformando anche gli ambienti marini e sta producendo un rimescolamento della flora e della fauna i cui risultati per il Mediterraneo sono imprevedibili.


 


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