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 sabato 10 agosto 2013

UN MARE DA VIVERE

Università di Messina tra gli Enti scientifici che collaborano alle ricerche sui mammiferi marini nel Mar Ionio

di Redazione


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Il dott. Francesco Caruso, dottorando dell’Ateneo Peloritano in “Scienze Ambientali: Ambiente Marino e Risorse”, sotto la guida del dott. Giorgio Riccobene (LNS-INFN), responsabile scientifico del Progetto “SMO”, finanziato in ambito MIUR-Futuro in Ricerca, ha messo a punto un software per la stima delle dimensioni dei capodogli partendo dai segnali emessi. Fanno parte del team anche la dott. Virginia Sciacca, anch’essa dottoranda, che si occupa dei suoni emessi dalla balenottera, e la dott. Paola Inserra, studentessa del corso di Biologia ed Ecologia dell’Ambiente Marino Costiero, che, invece, studia il rumore prodotto dai natanti in transito nella medesima area di studio per la valutazione del “disturbo” indotto sui cetacei.


Ciò grazie ad un apparato di ascolto sottomarino cablato del Mediterraneo. Si tratta di 14 sensori acustici piazzati su una torre che l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha calato 80 km a sud est di Capo Passero, in Sicilia, a 3.500 metri di profondità nello Ionio meridionale. Un apparato scientifico che permetterà di seguire “in diretta” i capodogli e segnalare la loro presenza alle navi che rischiassero d’incrociare la loro rotta o che producessero un inquinamento acustico pericoloso.


 


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