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 venerdì 29 marzo 2013

POLITICA MONDIALE

L’ETERNA SFIDA DEI PICCOLI DITTATORI ALLE POTENZE MONDIALI

di Domenico Interdonato


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Piccoli staterelli e piccolissimi dittatori usano sfidare, sempre, le grosse nazioni, per cercare di tenere unito il popolo e distrarlo dai veri problemi, che assillano le loro genti. Ecco, questo è il tema su cui riflettere. Purtroppo, la storia ha insegnato poco ai coreani e, prima o poi, a furia di scherzare con il fuoco si bruceranno, perché il nucleare è un mostro difficile da tenere a bada.


La Corea divisa in due mondi diversi vicini, ma distanti anni luce, ancora peggio della ex Germania dell’Est, la Corea del Nord è degrado, fame e disperazione, assolutamente, diversa dalle immagini della propaganda governativa. La Corea del Sud è uno stato moderno che scoppia di salute e che vuole, sempre, crescere in tutti i campi, dalla cultura all’industria.


Ecco i due mondi: la rabbia e l’ignoranza contro la razionalità e l’intelligenza.


Questo è il contesto dove si continuano a fare esplodere ordigni nucleari e far tremare la terra, continue provocazioni contro le minacce dall’esterno, che la gerarchia Nord Coreana chiama “Misure di autodifesa”, realizzate con successo e in assoluta sicurezza. “L’ultimo test – scrive l’agenzia Kcna, rilanciando una nota del Ministero della Difesa – è stato il primo passo fatto con la maggior moderazione possibile”, suggerendo altre mosse se gli Usa reagiranno con ostilità verso Pyongyang.


Il consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito per un incontro d’emergenza, tanti gli ambasciatori presenti che si attendono una dura condanna come preludio a ulteriori azioni. Una presa di posizione è attesa per la fine del meeting. Era stato il governo di Seul a chiedere una riunione urgente al Palazzo di Vetro. La Corea del Sud è in questo momento il Paese presidente di turno del Consiglio di sicurezza. Fin da subito, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aveva condannato il test come “una chiara e grave violazione” delle risoluzioni. Per eventuali ulteriori sanzioni occorrerà vincere la resistenza della Cina, che, pure, ha condannato il test e convocato l’ambasciatore nordcoreano.


L’agenzia che si occupa di monitorare i test nucleari (la Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty Organisation, Ctbto) in una conferenza stampa ha spiegato, che “l’evento simile a un’esplosione” è stato stimato di potenza doppia rispetto al test del maggio 2009 (allora, la potenza fu valutata a 4 chilotoni). Lassina Zerbo, direttore della divisione dati dell’agenzia, ha commentato: “Possiamo valutarlo il doppio della magnitudo del test del 2009”. Poi ha, anche, aggiunto che la “pistola fumante”, di una vera esplosione nucleare, sarebbe il rilevamento di radionuclidi: “Non potremo avere certezze su questo prima di due o tre giorni, come minimo”. Intanto, l’Ufficio del direttore dell’Intelligence nazionale americano (ODNI) ha fornito la sua valutazione, che è di “parecchi chilotoni”.


La Nato ha espresso “forte condanna”, definendo il test nucleare “un atto irresponsabile” che rappresenta “una minaccia alla pace, sicurezza e stabilità internazionale”. Il presidente degli Stati Uniti ha definito lo scoppio nucleare, effettuato dalla Corea del Nord, “altamente, provocatorio”, sottolineando come esso mina “la stabilità regionale” e viola gli obblighi di Pyongyang nei confronti di molte risoluzioni dell’Onu. Il Regno Unito con il ministro degli Esteri, William Hague, ha parlato di chiara “violazione delle risoluzioni dei Consigli di sicurezza 1718, 1874 e 2087”, mentre il nostro ministro degli esteri, Giulio Terzi, a Parigi per una conferenza sulla Libia, ha definito la decisione di Pyongyang “l’ennesima flagrante violazione degli obblighi sanciti dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale, e rappresenta una minaccia alla stabilità regionale, alla sicurezza globale e alla tenuta dei regimi internazionali di non proliferazione”. Di sanzioni immediate ha, quindi, parlato il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle: “La comunità internazionale – ha detto – deve rispondere in maniera chiara a questa nuova provocazione e prendere in considerazione nuove sanzioni».


La politica delle sanzioni ONU basterà a fermare la mano criminale di Pyongyang? Oppure, servirà rivedere i rapporti con la Corea del Nord per capire il loro mondo e aiutarli ad avvicinarsi al nostro. La storia ci insegna che le guerre sono distruttive, mentre il dialogo vuol dire crescita. Questo è il tema principale su cui si dovrà impegnare la diplomazia del Palazzo di Vetro.


 


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