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 lunedì 24 luglio 2017

CULTURA POPOLARE

L'Opera dei Pupi

di Redazione


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Le rappresentazioni dell’Opera dei Pupi e le pitture dei carretti, sono certo i fenomeni più noti ed appariscenti del folklore siciliano. Tema quasi esclusivo, comune ai due generi, è l’epopea cavalleresca, con particolare riferimento alle gesta dei paladini di Francia. L’Opera dei Pupi, la cui nascita risale alla seconda metà dell’800, è frutto della rivisitazione romantica delle grandi leggende popolari del Medioevo Europeo. Il revival romantico trova in Sicilia, e riattiva, una sopravvivenza dell’epopea francese portata dai normanni e, largamente, diffusa tra noi, come testimonierebbe l’onomastica (Chiaramonte, Orlando, Rinaldo…) e la toponomastica (Montalbano, Oliveri, Capo d’Orlando…).

Le rappresentazioni dell’Opera erano caratterizzate, in passato, da una straordinaria partecipazione e identificazione del pubblico, che non di rado scendeva, materialmente, “in campo”, in difesa dell’eroe buono (un Orlando, un Rinaldo…), minacciato dal cattivo Gano o dal moro Rodomonte. A lungo l’Opera ha costituito, per spettatori adulti e piccini, la scena del mondo, il luogo in cui l’immaginario collettivo era coltivato, educato, condotto a calarsi nella realtà.

Le storie rappresentate dai pupari avevano come tema conduttore la Storia dei Reali di Francia, a cominciare dalla guerra di Troia fino alla Rotta di Roncisvalle, divise per cicli, della durata di un anno e mezzo circa, di rappresentazioni continue ogni sera. È lecito, pertanto, sostenere che la cultura dei nostri padri e dei nostri nonni avesse già elaborato il “serial”, la “soap opera” ante litteram. Solo che esso era, incomparabilmente, più vivo e affascinante delle peripezie delle famiglie di Beautiful, nelle quali ci immergiamo ammaliati nel buio delle nostre stanze, controllati a vista dai televisori.

Nei pupi, il popolo siciliano trovò qualcosa su cui proiettare il proprio animo, la focosità, l’amore, i sentimenti tipici della nostra gente. L’Opera, dunque, associa alla storia del Medioevo e ai poemi epici studiati in classe, un parallelismo frutto di un riadattamento, prettamente, popolare, in cui i personaggi sono simboli e modelli nei quali si identificano il carattere, i difetti e le virtù della gente comune (infame e traditore come Gano, coraggioso e leale come Orlando, scaltro, ribelle e donnaiolo come Rinaldo).


 


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