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 lunedì 6 maggio 2013

RECENSIONI LIBRARIE

Vincenzo Galvagno – Un sogno realizzato “La casa”

di Alfonso Saya


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In questo inizio del terzo millennio, in cui si addensano fosche nubi e si leva un grido di angoscia e di dolore per il sovvertimento e la distruzione di tutti i valori, per il pervertimento e la violenza in tutte le sue forme, ci si chiede se esistono i genuini araldi della buona novella ed i seminatori del buon seme.

Scrutando nelle tenebre, che ci avvolgono, sempre, più fitte, ne troviamo alcuni che cercano di arginare la marea dilagante del fango, della violenza e del sangue. Fra questi, vi è il poeta e scrittore Vincenzo Galvagno, che stende le braccia a guisa di una protettrice, sul nostro mondo disfatto, ed è messaggero di amore e di speranza con le sue opere, con i suoi saggi, con le sue sillogi, con i suoi racconti come quest’ultimo, che ho l’onore di presentare. La storia che racconta Vincenzo Galvagno ha per protagonista “Peppe Spizzica”, un personaggio messinese, un reduce della II guerra mondiale. Si svolge nel contesto della nostra città, martoriata prima dai terremoti e poi dal flagello dell’ultima guerra mondiale, negli anni cinquanta, quando ferveva la ricostruzione. Il nostro personaggio, protagonista del racconto non trova più la sua casa quando ritorna dopo l’armistizio, nel 1945, liberato dagli inglesi dal campo di concentramento. Trovò, davanti ai suoi occhi, una montagna di macerie, non poté riabbracciare i suoi cari, rimase “come fulminato, non aveva più la forza neanche di piangere... Da quel giorno, ha inizio la sua lunga giornata grigia; una giornata, al dire dello scrittore, senza tramonto. Fortunatamente, ha avuto la gioia di trovare la moglie e la figlia.

Grazie all’amicizia del compare “Giacomo Sposa” riuscì a trovare un tugurio, una topaia ai margini di un torrente, e un lavoro come netturbino, ora chiamato “operatore ecologico”. Io ricordo questa figura, che è rimasta impressa nella mia memoria; passava con un sacco sulle spalle, saliva e scendeva le scale degli appartamenti, da un piano all’altro, seguito da un trillo di un fischietto, gridando: “Spazza, spazzatura!”.

“Peppe Spizzica” viveva, e in tanti vivevano come lui, una vita disagiata abitando in quella “topaia” e il suo sogno era, ovviamente, di avere una casa. Il suo sogno era il sogno di tutti quelli che vivevano come lui. La loro storia è una storia silenziosa. Questa umiliante condizione la vivevano in dignitoso silenzio, per cui il Galvagno, divide la storia di Messina in due parti: la storia ufficiale e quella silenziosa. È, in questa parte, che grida vergogna verso i politici, che si sviluppa il contenuto del racconto. I personaggi della storia, che l’autore descrive, con sapienza psicologica e con l’afflato di un’anima, profondamente, credente, ricca di umanità, appartengono ai bassifondi e sono emarginati dalla vita civile.

Il racconto è, quindi, una denuncia sociale e rivela la sensibilità, e la passione dell’autore si sente, proprio, vibrare, in questo lungo componimento, che è una memoria storica della nostra città, per cui si sfoglia con piacere e suscita sentimenti, emozioni; esso fa rivivere tanti ricordi legati alla giovinezza.

È un quadro che lo scrittore dipinge della Messina degli anni ‘50. Nel racconto, il nostro scrittore, celebra una pagina gloriosa della nostra città, definita europea perché è stata la culla dell’Unione del vecchio Continente, per merito di un illustre concittadino, l’on. Gaetano Martino.

Il nostro Vincenzo Galvagno rivela la propria visione della vita basata sui valori perenni. La casa sognata dal protagonista, acquista un valore e significato, di Simbolo di allegoria, richiama il Verga ed Angelina Lanza, la mistica di Gibilmanna (La casa sulla montagna). La casa è il sacrario della famiglia e degli affetti. Il sogno del protagonista di avere una casa si realizza e la sposa, Donna Nicoletta, inginocchiata davanti al crocifisso, innalza una bellissima preghiera, che riflette la fede dell’autore ed è il messaggio che lo scrittore lancia: un messaggio, ripeto, di amore, di pace, di giustizia.


 


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