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 domenica 5 febbraio 2017

STRETTO DI MESSINA

Relitti nello Stretto - Biodiversità compatibile

di Salvatore Campolo


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L’incontro, tra il mare Jonio e il Tirreno, genera uno spettacolo di vita sottomarina che muta e si rinnova continuamente nello Stretto di Messina.Due masse di acqua differenti tra loro, per densità, profondità e temperatura che si scontrano generando, così, un autentico miracolo della natura. Lo Stretto di Messina offre l’opportunità di visitare alcuni dei più bei relitti che questo paesaggio offre. Alcuni di essi sono esplorabili, direttamente, da terra e, per questo, costituiscono meta affollata di subacquei. Impropriamente chiamato Solferino, il relitto di fronte le acque di Torre Faro è tra i relitti più impegnativi e affascinanti, non solo per la spettacolare biodiversità che lo popola, ma per il suggestivo impatto emotivo. Infatti, mentre pinneggiamo verso il mare aperto per raggiungerlo, immersi nel blu, improvvisamente, appare ai nostri occhi, come se navigasse e ci venisse incontro, quasi minaccioso. La nave è posizionata in assetto di navigazione sul fondo con la prua rivolta verso terra e la poppa verso il largo. Il fondale che ospita la nave scende, ripidamente, al punto che la prora si trova ad una profondità di -33 metri; il ponte di comando, al centro della nave a -46 metri, per poi sprofondare a -69 metri, dove troviamo la poppa. L’immersione è resa impegnativa non solo per la profondità, ma anche per le correnti dello Stretto di Messina insidiose e molto pericolose.

Il Solferino, meglio oggi conosciuto come il Bowesfield, ha saputo accogliere, tra le sue maestose lamiere, un’infinita quantità di vita subacquea. Gorgonie gialle e rosse, a partire dai -50 metri, tappezzano le murate di destra e sinistra, fino ad arrivare all’asse dell’elica. Le due correnti, montante e scendente, che caratterizzano lo Stretto, portano il nutrimento indispensabile alla vita di questi delicati organismi. Sotto la poppa, ben protette, alcune aragoste trovano dimora, in compagnia di coloratissime spugne e madrepore dai colori sgargianti, rivelati alla luce dalle torce dei sub. Tutta la nave è avvolta da un’infinita quantità di pesci di colore rosso, gli anthias, mentre grossi saraghi fuggono al rumore delle bolle dei nostri erogatori. Grosse cernie trovano riparo in alcuni anfratti ben nascosti del relitto, mentre nella stiva di poppa una grossa musdella si lascia, tranquillamente, ammirare. Il relitto, ormai completamente colonizzato da briozoi e tunicati, è una fonte inesauribile di biodiversità, molto apprezzata, soprattutto, da fotografi e cineoperatori. Girovagando tra le stive non troviamo una grande quantità di pesci per mancanza di rifugi; la sabbia ha, infatti, coperto parte delle possibili tane.

La nave Rigoletto è un altro di quei relitti che hanno accesso da terra. L’individuazione del sito è molto semplice dal momento che la prua, per una piccola parte, emerge ancora in superficie. La nave fu arenata dal suo comandante nel tentativo di evitarne l’affondamento, ma la ripida conformazione del fondo rese inutile il tentativo. La lunghezza dello scafo è di 105 m e il fondo, fortemente declinante, fa sì che l’elica si trovi ad una profondità di -45 mt. Il relitto, un mercantile adibito al trasporto di merci di ogni genere, è molto interessante. È ricco di vita bentonica, come varietà di specie presente, su tutte le lamiere del relitto. Spugne incrostanti creano delle tavolozze dai colori spettacolari, margherite di mare, anemoni, grossi pesci pelagici di passaggio e, in prossimità del fondo, i pesci trombetta.

Nella parte più profonda, intorno ai -40 metri, nella zona dell’elica, troviamo delle bellissime gorgonie rosse e gialle. Le stive grandi sono, facilmente, ispezionabili con all’interno carcasse di auto.Lo Stretto custodisce, gelosamente, altri splendidi relitti, ma questi sono raggiungibili solo con l’imbarcazione. Uno di questi è il Valfiorita, sito a metà tra Capo Rosocolmo e Capo Peloro. La nave è molto grande e una sola immersione per visitarla tutta non basta. La Pentinwgas, è un altro gioiello sommerso dello Stretto. Approfittando del momento di stanca della corrente, sempre con il supporto in superficie della barca, possiamo immergerci ed ammirare la nave poggiata su un fianco con una grande quantità di pesci che si aggirano tra gli innumerevoli nascondigli. Non più masse ferrose incompatibili con scenari naturali sommersi, ma oasi di biodiversità nati a nuova vita.


 


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