domenica 17 febbraio 2013
I SALOTTI LETTERARI A MESSINA
BREVE EXCURSUS IN AMBITO POETICO
di Pasquale Ermio
 Le varie
iniziative intraprese in città per ricordare la passata presenza a Messina del
poeta Giovanni Pascoli, ricorrendo il centenario della sua morte (6 maggio
1912), ci invogliano a fare il punto sulla situazione generale dell’arte
poetica messinese, pur se in modo sommario e incompleto.
La poesia
è un’espressione personale, individuale, ma che si apre, solitamente (tranne
che non la si conservi “segretamente” in un cassetto), ad una generalità di
persone disposte e desiderose di ascoltarla, di leggerla e di interpretarla,
per farla propria.
Attualmente,
i mezzi maggiori di diffusione della poesia, in ambito cittadino, sono vari e
differenti.
Esistono
degli appuntamenti periodici in “salotti letterari”, dove si riuniscono poeti,
ma, anche, artisti per declamare versi e scambiare opinioni su un determinato
tema. La partecipazione non è estesa a un vero e proprio pubblico, così che sono
frequentati, perlopiù, da appassionati. Questo aspetto viene in parte superato
con il “caffè letterario”, che, ultimamente, ha ripreso vitalità in città.
Si tratta
d’incontrarsi in un locale per contribuire, con le proprie opere poetiche o
artistiche, ad un’argomentazione su determinati campi ritenuti interessanti,
anche, dal punto di vista sociale. La formula del “caffè letterario” è più
aperta alla partecipazione, più fruibile e, anche, dinamica, svolgendosi in
luogo pubblico, anche, se quest’ultimo fattore va a discapito della possibilità
di ascolto e concentrazione ottimali, soprattutto, quando si è in molti, cosa
auspicata.
Numerosi
sono i concorsi di poesia più o meno grandi, ma, sempre, abbastanza
partecipati. Il premio dà visibilità al poeta più che alle opere proposte.
Rappresenta, quasi, una vetrina, soprattutto, quando la poesia è associata ad
altre forme di arte, come la pittura. Nello stesso tempo offre, se ben
organizzato, la possibilità di un confronto tra i partecipanti e d’incontro con
i presenti, ampliamento di conoscenze. C’è, però, il rischio che rimanga fine a
se stesso, un fatto, esclusivamente, competitivo in cui la crescita del livello
e della qualità poetica è lenta nel tempo, mentre il dispendio, in termini
economici, è rapido, se le partecipazioni sono frequenti e ripetute. Ci sono associazioni
che accostano i concorsi poetici, letterari e artistici a soggiorni agevolati
di tipo turistico. È un fenomeno che, pur passibile di qualche critica di tipo
generale, merita attenzione, potendo creare un buon ritorno di immagine ed
economico riguardo a un determinato territorio.
Il sogno,
il desiderio o la necessità interiore di ogni poeta è pubblicare le proprie
opere.
Tralasciando
il mezzo del web, il più facile da praticare e senza spese, ma che si trasforma
in un calderone di scritti nei quali è difficile per il lettore districarsi,
anche, perché metodo di un certo impatto, non sempre congeniale alla
tranquillità di scelta che merita una lettura poetica, consideriamo l’alternativa
possibile del libro o silloge edita, che porta l’aspetto personale a diventare
di pubblico dominio, incidendo sulla crescita culturale, a partire dal proprio
ambito, in base ai contenuti e alla coerenza della propria proposta.
Anche, se
incomplete, queste osservazioni vogliono stimolare l’attenzione verso la poesia
e l’arte, in genere. Sarebbe auspicabile una guida illuminata d’indirizzo e
coordinamento nella politica dell’arte e della cultura, che, ancora, manca, che
sappia favorire e facilitare la possibilità che l’arte possa contribuire bene a
determinare una crescita socio-culturale e, perché no, economica della collettività.
Bisognerebbe trovare le soluzioni migliori, facilitare la fruizione a titolo
gratuito di spazi adeguati, favorire la partecipazione più ampia alla proposta
culturale, anche, attraverso l’interazione con le scuole, talvolta, troppo
distanti, altre volte molto attive, ma chiuse nei propri ambiti, con le dovute
eccezioni.
Anche, in
ambito artistico e poetico bisognerebbe riconoscere e valorizzare le
eccellenze, che a Messina sappiamo essere presenti, senza favoritismi o invidie
di sorta, ma considerandole “punte di diamante” di un ambiente culturale ampio.
Del resto, il recupero di memoria degli anni vissuti dal Pascoli in questa
città, e della dignità che meritano i luoghi in cui ha abitato (vedi palazzo
Sturiale), dicono proprio questo.
Giovanni
Pascoli intitolò la sua prima raccolta di poesie Myricae, riprendendo una citazione provocatoria del poeta e
scrittore latino Virgilio, che, già, nel suo tempo auspicava una crescita del
tono poetico: “non omnes arbusta iuvant
humilesque myricae” (non a tutti piacciono gli arbusti e le umili
tamerici). Tuttavia, il Pascoli non rinunciò a trattare gli elementi naturali,
ma li inserì nelle sue opere intersecati in un tutt’uno con i sentimenti e le
emozioni umane.
Emerge,
anche, da semplici aspetti, se letti con apertura mentale, ampia visione e
prospettive, che l’arte e la poesia sono beni comuni che rimangono negli anni,
che possono avere valenza sociale, educativa e culturale immediata. Per
favorire ciò, ognuno dovrebbe fare la sua parte, nell’ambito dei propri ruoli,
possibilità, capacità e in base ad una naturale dedizione, con spirito
collaborativo e volontà di costanti, progressivi miglioramenti.
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