TEATRO STABILE “ZANCLE”
COMPAGNIA TEATRALE “PIER GIORGIO FRASSATI” – CINCU FIMMINI E UN TARÌ
di Lally Famà
 Sabato 5 maggio, alle ore
21,00, al teatro stabile “Zancle”, presso l’Istituto Sordomuti di Cristo Re, di
Messina, l’Associazione culturale teatrale “Ledimigi” ha presentato,
nell’ambito della quinta edizione della rassegna teatrale “Zancle”, premio
“Adolfo Celi”, la commedia in tre atti comico-brillante Cincu fimmini e un tarì, di Pino Giambrone, messa in scena dalla
compagnia filodrammatica “Pier Giorgio Frassati”, di Mistretta (ME).
La commedia è ambientata
in Sicilia, in provincia di Palermo, il personaggio principale della storia è u
zu Tatanu Zarbu, sbrigafaccende del paese che riceve, anche, commissioni per le
giocate al lotto. Sposato con Adelina Barone e padre di 4 figlie femmine,
Agnesina, Catarina, Rusinedda e Assuntina (che non possiamo definire delle dee,
in quanto a bellezza), il nostro zu Tatanu commette un errore madornale che è
quello di dimenticare di giocare un terno commissionato dal catanese Alfiu
Santaita, i cui numeri il destino vuole che escano sulla ruota di Palermo.
Alfio è deciso ad uccidere
il povero zu Tatanu e, a più riprese, fa irruzione in casa del medesimo, ma la
notizia viene preannunciata, ogni volta e con tempestività, da Sarina, che nel
paese è conosciuta con l’appellativo di “cu nappi nappi”, colei che sa tutto di
tutti e il cui arrivo è, sempre, foriero di qualche.. “novità”.
In quest’altalena di
andirivieni di Alfio, in cui il nostro zu Tatanu si fa trovare, una volta
“stecchito” sul letto, con la famiglia “distrutta” al capezzale che lo piange a
dirotto, un’altra volta fuggitivo e costretto a nascondersi dentro una
cassapanca, s’incastra un’altra scena della nostra commedia che è quella in cui
si fa avanti la famiglia del barone Paolo Trupia, titolo comprato a suon di
quattrini, accompagnato dalla moglie Vicia Naca e dai 2 figli gemelli
biovulari, o, meglio, nati “di du ova”: Pepeddu e Caliddu, con una proposta
matrimoniale per 2 delle figlie di Tatanu. Ma le ragazze sono 4 e il padre
decide che a sposarsi saranno le più adulte. La storia vuole che i ragazzi
s’innamorino delle due più piccole, ma con un escamotage.. anzi, per mezzo di
una vera e propria estrazione “manovrata a modo” dal nostro personaggio, le
figlie prescelte saranno proprio le più anziane. E, così, il gioco è fatto.
Intanto, tra un
andirivieni e un altro, Sarina (cu nappi nappi) e Alfio (il catanese che non ha
vinto il suo terno) svelano la simpatia che hanno l’un per l’altra e, così,
Alfio, finalmente, “felice”, decide di non ammazzare più il reo confesso.
Tra malintesi, risa e
pianti la nostra storia volge al termine, storia in cui l’arte di “arrangiarsi”
rispecchia molto il nostro popolo siciliano e viene indicata, appunto, come una
“peculiarità” della nostra gente, a volte diffidente, a volte maliziosa, ma,
anche, molto fatalista, dove il destino prende piede da sé: “‘sta potenti
machina ca movi la vita e ca nuddu è capaci di firmari, o di farici cangiari
strata”.
|