INDAGINE RARHA
Il 70% degli italiani è favorevole a politiche più restrittive sull’alcol
di Redazione
 Il
numero degli italiani che consumano alcol rimane all’incirca stabile nel corso
degli ultimi tre anni, oscillando intorno ai 35 milioni: in media, circa il 65%
degli italiani consuma bevande alcoliche. Tra questi, si contano 8,6 milioni di
consumatori a rischio, di cui circa 1,7 milioni sono giovanissimi tra 11 e 25
anni – con un picco di bevitori tra i 16 e i 17 anni – e 2,7 milioni
ultrasessantacinquenni. È in questi gruppi, in particolare, che si consolidano,
di anno in anno, nuovi modelli di consumo che da tradizionale, mediterraneo,
diventa sempre più fuori pasto, occasionale e/o eccedente sia su base
quotidiana che su base ricorrente come dimostrato dalla tendenza, trainata dai
giovani, al binge drinking, il bere per ubriacarsi che, in Italia, conta oltre
40.000 accessi annuali al Pronto Soccorso per intossicazione.
Non
diminuiscono neanche i consumatori ad alto rischio, 650 mila (420 mila maschi
pari al 23,2% e 230 mila femmine pari all’8,4%), definiti “dannosi”, in
necessità di trattamento, che superano i 40 e 60 grammi rispettivamente di
alcol (1 drink in media contiene 12 grammi di alcol) e combinano tale eccedenza
quotidiana all’abitudine al binge drinking. Consumatori che andrebbero
precocemente identificati e sensibilizzati e che, invece, restano ‘nascosti’,
costituendo parte di quel 90% di alcoldipendenti che non fruisce di alcun
trattamento, perché non richiesto dalla persona, né offerto da un professionista
della salute che dovrebbe identificare l’individuo a rischio. È questo lo
scenario epidemiologico tracciato, anche quest’anno anno, dai dati ISTAT e dall’analisi
che ne fa l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’ISS, presentati in
occasione dell’Alcohol Prevention Day. “L’86% delle malattie cronico-degenerative di
cui soffrono gli italiani è causata da un comportamento a rischio, quindi da
fattori modificabili, tra cui il consumo eccessivo di alcol – afferma
Walter Ricciardi, presidente dell’ISS – un
problema ancor più preoccupante se si pensa che colpisce anche i giovanissimi. È
necessario impegnarsi ancora di più in strategie di prevenzione e
riorganizzazione dei sistemi sanitari per la prevenzione delle patologie alcol
correlate con un risparmio enorme in termini di costi anche per il Servizio
Sanitario Nazionale, la prevenzione – conclude – ne garantisce la sostenibilità”.
“Nonostante la prevenzione e la
sensibilizzazione – dichiara Emanuele Scafato, direttore dell’ONA – i giovani restano ancora un obiettivo
negletto della prevenzione vera e multidimensionale, tanto che l’alcol
rappresenta, in Italia, ancora la prima causa di morte e disabilità tra i
giovani fino a 24 anni. Ma non è questione che riguarda solo i giovani. L’analisi
del trend mostra che, a fronte della diminuzione registrata rispetto agli anni
2007-2011, dal 2012, il consumo a rischio non mostra l’auspicata battuta d’arresto
e attesa diminuzione rimanendo pressoché invariato sia per gli uomini che per
le donne. Va, perciò, ribadita l’urgenza di rinnovati sforzi di iniziative
coordinate di prevenzione, comunicazione, informazione rivolte all’intera
popolazione e formazione per gli operatori sanitari”.
L’ONA
ha, inoltre, coordinato, per conto della Joint Action europea RARHA (Reducing Alchol
Related Harm), finanziato, nell’ambito del Secondo Programma di Azione
Comunitaria in materia di salute, un’indagine sui modelli di consumo nei
diversi Stati membri UE. In Italia, in particolare, su un campione di 1.500
persone tra i 18 e i 65 anni, è emerso che: - circa l’80% degli intervistati è
molto d’accordo o abbastanza d’accordo sul fatto che le autorità pubbliche
hanno la responsabilità di proteggere le persone dai danni causati dall’alcol;
- quasi il 70% degli intervistati è favorevole a politiche di riduzione dell’offerta
di alcol nei luoghi dove vengono servite bevande alcoliche; - il 95% degli
intervistati è convinto che l’educazione e l’informazione sull’alcol dovrebbero
essere le misure più importanti per ridurre i danni alcol-correlati; - il 63%
degli intervistati approva la politica dell’aumento dei prezzi; - il 63% degli
intervistati è a favore del divieto di pubblicizzare bevande alcoliche e il 71%
ritiene che dovrebbe essere legalmente vietata la sponsorizzazione di atleti,
delle squadre sportive o degli eventi sportivi da parte dell’industria dell’alcol.
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