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 domenica 6 maggio 2018

PATOLOGIE

Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno

di Redazione


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La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSA) è una patologia ampiamente sottovalutata e molto diffusa, una vera e propria epidemia che colpisce un numero di persone simile al diabete, caratterizzata da russamento e frequenti apnee durante il sonno che causano riduzione dei valori di ossigeno nel sangue con problemi cardio-respiratori e alterazione del sonno notturno con conseguente eccessiva sonnolenza. Ma l’OSA non è solo causa di eccessiva sonnolenza: è, infatti, spesso associata alle principali patologie croniche (obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto, ictus e insufficienza respiratoria) che, attualmente, rappresentano le principali cause di morte nelle società contemporanee. Secondo il rapporto Oms, circa 17 milioni di persone muoiono prematuramente ogni anno proprio a causa di un’epidemia globale di malattie croniche e il numero che continua a crescere.

Questa patologia colpisce soprattutto la popolazione maschile tra i 40 e i 70 anni con una prevalenza variabile dal 15% al 50% della popolazione. Quindi, in Italia ci si attende che circa 6 milioni maschi in età lavorativa siano affetti da OSA. Questo dato viene ampiamente confermato in un recentissimo studio durato due anni (2016-2017), sulla più ampia popolazione italiana mai studiata per questa patologia (11.000 autotrasportatori italiani maschi), scaturito da una collaborazione fra due Enti istituzionali, COMITATO MIT – Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e DINOGMI – Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili dell’Università degli Studi di Genova. “Abbiamo ormai certezza che i pazienti che vengono trattati migliorano sicuramente la loro qualità di vita e benessere – sottolinea la pneumologa, dottoressa Loreta Di Michele esperta di disturbi del sonno – inoltre, è importante sottolineare che i pazienti con le forme più gravi della malattia, se adeguatamente trattati presentano una maggiore aspettativa di vita rispetto a chi non viene curato”.


 


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