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domenica 15 maggio 2011

DEFRAUDATO DEI MIEI RISPARMI, MA TUTELATO DALLA LEGGE

di Sergio Perdichizzi


Quella che mi accingo a raccontarvi è una storia accadutami che narra di un episodio, a dir poco increscioso, di una truffa a mio danno, ma anche ai danni di altri malcapitati, messo in opera da un “dipendente infedele” di una banca che, da questo momento, nominerò come l’infedele, per una facilità del linguaggio scritto.
Con provvedimento dello 02.05.2010 il giudice del tribunale di Patti – sez. distaccata di S. Agata Militello, dott. Pietro Miraglia – sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 19.04.2009, ha dichiarato, provvisoriamente, esecutivo il decreto ingiuntivo n. 320/2010, decreto adottato dal medesimo tribunale in esito al ricorso presentato da me, con l’assistenza degli avv.ti Francesco Saladino ed Alfonso Teramo, entrambi del foro di Messina, contro la mia banca.
La mia storia prende le mosse dalla volontà dello stesso di investire in forma certa e sicura i propri risparmi.
Con tale intento provvedevo ad aprire, presso una filiale di Capo d’Orlando, alcuni libretti di deposito e risparmio, sia al portatore che nominativi, credendo di avere posto al sicuro quanto sudato in una vita di duro lavoro con tale scelta di investimento.
Divenuta di dominio pubblico la notizia della fuga dell’infedele da Capo d’Orlando, avvenuta nei primi giorni del mese di marzo 2010, nonché l’ipotesi di numerosi ammanchi ed irregolarità realizzati dallo stesso infedele nella gestione dei risparmi dei correntisti della filiale della banca, mi recavo presso detta filiale e richiedevo ai competenti funzionari di effettuare un controllo sullo stato dei miei risparmi.
E fu, allora, che a me, ignaro risparmiatore, nonostante l’evidente originalità dei libretti di deposito e risparmio in mio possesso, veniva comunicato, con mio grande sconcerto e disappunto, che negli archivi della banca non risultava alcuno dei libretti da me accesi per porre al sicuro i risparmi di tutta la mia vita.
Appresa tale amara notizia provvedevo, prontamente, ad intimare all’istituto di credito di corrispondermi tutte le somme, dapprima, da me investite e, successivamente, sparite senza alcuna mia disposizione.
L’istituto di credito, a fronte di tale richiesta, assumeva una posizione attendista evidenziando la necessità che fosse, attentamente, verificato l’operato del proprio impiegato per riscontrare quanto richiesto da me risparmiatore. Trascorsi oltre nove mesi dalle risposte interlocutorie rese dall’istituto di credito e non vedendomi restituiti i risparmi, né essendovi alcuna manifestazione di disponibilità, in tal senso, da parte della banca, decidevo di adire le vie legali.
Assistito dai miei avvocati provvedevo a depositare ricorso per decreto ingiuntivo presso il tribunale di Patti – sez. distaccata di S. Agata di Militello. Sulla scorta di tale ricorso il detto tribunale adottava, in data 30.11.10, il decreto ingiuntivo n. 320/2010 con cui veniva ingiunto, alla banca in questione, il pagamento a mio favore dei risparmi da me vincolati con i libretti di deposito e risparmio accesi presso la filiale di Capo d’Orlando, oltre gli interessi sia legali che convenzionali.
Ricevuta la notifica del decreto ingiuntivo la banca si opponeva allo stesso provvedimento e citava in giudizio, innanzi al tribunale di Patti – sez. distaccata di S. Agata di Militello, la mia persona.
L’istituto di credito nella propria opposizione, proponeva una serie di articolate argomentazioni giuridiche volte a contestare ed escludere in toto il mio diritto di risparmiatore ad ottenere la restituzione dei miei risparmi, assumendo la presunta esistenza di molteplici scorrettezze poste da me in essere, ed addebitandomi, da defraudato, una responsabilità concorrente con quella dell’infedele nella sparizione dei miei risparmi, per non avere io stesso, adeguatamente, vigilato sull’operato dell’infedele.
Ma mi chiedo: “Come avrei mai potuto farlo?”.
Costituitomi nel giudizio di opposizione, a mezzo dei miei legali di fiducia, ho contestato tutte le argomentazioni addotte dall’istituto di credito che escludeva il mio diritto ad avere restituiti i miei risparmi evidenziando, quindi, la correttezza del mio comportamento nella gestione degli stessi ed il mio diritto a riottenere il frutto di una vita di duro lavoro.
Rilevando, per contro, l’esclusiva responsabilità della banca per l’illecito operato dal proprio dipendente infedele, chiedendo, quindi, che il giudice adito, in considerazione delle mie difese, disponesse la provvisoria esecutorietà al decreto ingiuntivo opposto dall’istituto di credito.
A fronte di tale prima e importante pronuncia, l’istituto di credito, a prescindere dall’ulteriore prosecuzione del relativo giudizio di merito, si trova oggi nell’alternativa di pagare, spontaneamente, o subire l’esecuzione forzata che il risparmiatore (io) ha diritto ad intraprendere nei confronti di essa banca.
Spetta ora all’istituto di credito la prossima mossa.







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